Daily archives: October 7, 2011

 

 

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Il 22 Ottobre 2011 è Linux Day!

Anche quest’anno il GULCh, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica dell’Università di Cagliari, organizza a Cagliari il Linux Day!Quest’anno la manifestazione si terrà il 22 Ottobre 2011 presso il Dipa…

 

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I migliori articoli di Settembre 2011

 

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Attenzione: aggiornamenti del 7 Ottobre 2011

Aggiornamento: dopo un po’ di ricerche, sembra che questo non sia un problema comune, e che il mio sia un caso isolato. Quindi se volete aggiornate fate pure…ma se state facendo qualcosa di importante vi consiglio comunque di aspettare.
Una soluzione al problema sembra essere quella di rimuovere la cartella nascosta di KDE, dove sono contenute tutte le configurazioni. Cosi facendo perderete poche cose, tra cui ad esempio lo sfondo del desktop, le icone sulla barra di sistema, e l’organizzazione del desktop. La cartella si può cancellare o rinominare (consigliato!), andando in:
- home > vostro nome utente
- premete alt + . (punto)
- individuate e rinominate la cartella .kde, ad esempio chiamandola .kde-backup
- se non riuscite a muovervi in ambiente grafico, potete farlo da terminale con il comando:


sudo mv .kde .kde-backup

Se non riuscite ad avviare nemmeno il terminale, ma siete bloccati sul desktop, premete CTRL+ALT+F2, fate il login, e inserite il comando precedente. Per riavviare il sistema, scrivete:

sudo reboot now

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Se utilizzate Kubuntu, stasera vi sarà apparsa una lunga lista di aggiornamenti di sistema, circa 120, quasi tutti riguardanti l’ambiente grafico (KDE). Qui trovate la news sul sito ufficiale (in inglese). Bene, VI SCONSIGLIO DI FARE QUESTI AGGIORNAMENTI!

Nel mio caso il sistema è diventato inutilizzabile. Al primo riavvio mi sono ritrovato il desktop, ma l’ambiente grafico è come bloccato. Nessun programma si avvia, se faccio clic su un qualsiasi punto non succede niente, insomma, inutilizzabile. Non so ancora come rimediare in modo soft, io avendo la partizione /home separata procederò ad una re-installazione e in mezz’ora avrò un sistema pulito, e tutti i miei vecchi dati salvi. In ogni caso, una brutta notizia che intacca la stabilità di Kubuntu.

Se anche voi avete avuto lo stesso problema, e se sapete come risolverlo senza formattare, segnalatelo!

 

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Siate affamati, siate folli...

Così Steve ci ha lasciato, dopo aver combattuto per anni la sua battaglia contro il terribile male. In questi momenti in rete si moltiplicano i commenti e le analisi di ogni tipo. Da chi lo delinea come un geniale comunicatore e un efficiente manager  di sé stesso e della sua azienda, a chi lo ricorda come un maestro di pensiero, quasi come un guru dei tempi moderni. Chi è Steve Jobs, e cosa ci lascia? Sono d’accordo con Licia Troisi (che tra le opposte tendenze, riesce a mio avviso ad essere felicemente equilibrata)  sul fatto che ora, innanzitutto, non pensiamo al venditore, pensiamo all’uomo.
Più esplicito ancora, in questo senso, è il pezzo di Gigio Rancilio su Avvenire. Per quanti i-gadget posso avere in casa, quello che più mi colpisce di quest’uomo è il discorso che tenne a Stanford nel 2005 (visibile anche nel bel post di Antonio Spadaro su cyberteologia.it, che efficacemente mette in evidenza le possibili risonanze tra il discorso di Jobs e l’insegnamento di Ignazio di Loyola). 

Steve Jobs R.I.P.

Sicuramente Jobs è stato un creativo geniale, sicuramente il suo Think Different ci ha aiutati a sentirci “speciali” contornandoci dei suoi prodotti (che comunque funzionano, e spesso anche bene) dimenticandoci forse che sempre di marketing aziendale si tratta, di una azienda con luci ed ombre come molte altre. Coraggiosa e innovativa, sia pure, ma pienamente integrata nel sistema.
Tuttavia, quello che più mi colpisce non è quanto è riuscito a produrre, o cosa è riuscito a venderci, ma cosa ha cercato di trasmettere, soprattutto in quel famoso discorso. Un discorso “scomodo”, perché vero. Perché mette in campo quello che tutti cerchiamo di rimuovere (rovinandoci la vita), ovvero la certezza della morte. Sapere di dover morire (e non voler morire) secondo saggisti come Valerio Albisetti, è esattamente il centro da recuperare per dare senso alla nostra vita. E’ comprensibile: se sai che la vita non dura per sempre, ogni giorno, ogni minuto acquista più valore. Soprattutto, non sovrapponi una menzogna  alla realtà, non ti muovi come se vivessi per sempre ma sapendo che la tua vita su questa terra ha un arco finito.
Così, anche su di un sito non certo sospettabile di propensioni macchistiche, come LinuxJournal, appare un interessante articolo che ripercorre il percorso che ha portato Steve Jobs ad intrecciare la sua vita con la tecnologia degli ultimi anni. A Steve viene riconsciuto in apertura di articolo il titolo di “innovatore tecnologico”; probabilmente anche linux (è l’ipotesi con la quale si chiude il pezzo) sarebbe stato in qualche modo diverso, senza di lui. 
Di converso, non mi provocano nessun particolare entusiasmo, se devo dirlo, le parole piuttosto dure di Richard  Stallman (che probabilmente ha perso una meravigliosa occasione per stare in silenzio). Posso dissentire in qualche misura dalla filosofia Apple, ma di certo mi riconosco sempre meno in talune posizioni estreme che trattengono ancora il gusto troppo forte di qualcosa di (tristemente) ideologico.
Ma ritorniamo ancora al discorso di Stanford.
Così esordisce Jobs “Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita”.  L’invito di Jobs a seguire il proprio cuore, la sua esortazione “dovete trovare quel che amate” è l’invito a guardare dentro di sé per scoprire la propria vocazione, quello a cui siamo stati chiamati, quello che ci dà  entusiasmo e passione, che dà colore alla vita, ai giorni. Assecondare la propria vocazione, “cedere” ad essa, fidarsi dei propri sogni. 
Siate affamati, siate folli per me vuol dire questo, non accontentatevi di niente di meno del cuore.
E’ un lavoro, da riprendere. Adesso più che mai. Grazie, Steve.
Elaborazione di un post originariamente pubblicato su /home/mcastel

 

 

 

 

 

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Think different

FinestrAperta dedica un articolo a colui che insieme a Bill Gates e Linus Torvalds hanno rivoluzionato gli ultimi anni. Si tratta di Steve Jobs, co-fondatore di Apple scomparso all’età di 56 anni, Jobs aveva lasciato la sua posizione alla guida di Apple  dopo un difficile periodo durato alcuni anni durante i quali aveva combattuto il tumore al pancreas sostituito da Tim Cook nella nuova veste di ceo in occasione della presentazione del nuovo cellulare di Apple, iPhone 4S. Jobs co-fondò Apple nel 1976 in un garage di famiglia riuscendo presto ad affermarsi grazie al suo modo di pensare diverso “Think  [ Read More ]

 

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Kernel 3.0 su Debian Squeeze No Problem