Category archives: Guide

 

 

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Creare un bridge con Network-Manager

Trattare le macchine virtuali in articoli della lunghezza di due pagine stampate è complicato. L'argomento è vasto e necessiterebbe di continui approfondimenti. Questo articolo non tratta specificatamente le macchine virtuali, in realtà, tratta le reti. Ma dopo aver configurato il bridge in questo modo sarà possibile “agganciargli” sia dispositivi virtuali, sia dispositivi reali a seconda delle proprie esigenze.
Come si è già detto, in primo luogo dobbiamo verificare che il nostro processore supporti la virtualizzazione, questo si può verificare cercando la voce “vmx” in /proc/cpuinfo per i processori Intel e “svm” in quelli basati su AMD.
Il modulo che deve essere caricato dal kernel si chiama “kvm”, c'è un secondo modulo che si chiama "kvm_intel" o "kvm_amd" a seconda del proprio processore. La maggioranza delle distribuzioni carica questi moduli all'avvio o automaticamente.
Per l'utilizzo di questo software è necessario avere i privilegi di root o un utente sudo, è possibile effettuare configurazioni con privilegi inferiori, ma questo va oltre lo scopo del nostro articolo.

Per l'installazione useremo una Fedora 25, in questo articolo installiamo solamente il software necessario, la configurazione delle macchine virtuali verrà trattata in altri articoli. Quindi:

dnf install qemu-kvm libvirt virt-install bridge-utils
systemctl start libvirtd
systemctl enable libvirtd

Adesso andiamo a creare il bridge, useremo nmcli l'interfaccia a linea di comando di network-manager:

# aggiungiamo il bridge
nmcli c add type bridge autoconnect yes con-name br0 ifname br0

significato delle opzioni (man nmcli e man nm-settings):
  • c, con, connection: network-manager salva le configurazioni di rete come “connection”. Le “connection” descrivono come creare o connettersi ad una rete.
  • add: crea una nuova connessione utilizzando le proprietà specificate.
  • type bridge: specifica il tipo di connessione
  • autoconnect yes: la connessione deve essere effettuata automaticamente appena la risorsa diventa disponibile.
  • con-name br0: nome della nuova connessione
  • if-name br0: il nome dell'interfaccia di rete

# impostiamo l'indirizzo IP
nmcli c mod br0 ip4 192.168.10.10/24 ipv4.method manual

significato delle opzioni:
  • mod, modify: aggiunge, modifica o rimuove proprietà nel profilo della connessione. La proprietà è specificata subito dopo, nel caso specifico, br0.
  • ip4, ipv4.addresses: array di indirizzi di rete.
  • method: l'indirizzo viene impostato manualmente.

# impostiamo il gateway
nmcli c mod br0 gw4 192.168.10.1

significato delle opzioni:
  • gw4, ipv4.gateway: gateway

# impostiamo il DNS:
nmcli c mod br0 ipv4.dns 192.168.10.1

significato delle opzioni:
  • ipv4.dns: dns

# cancelliamo le impostazioni attuali della scheda di rete (ho scelto eth0)
nmcli c del eth0

significato delle opzioni:
  • del, delete: cancella una connessione configurata

# aggiungiamo l'interfaccia come membro del bridge
nmcli c add type bridge-slave autoconnect yes con-name eth0 ifname eth0 master br0

significato delle opzioni:
  • bridge-slave: si aggancia al bridge
  • master: nome del dispositivo master

effettuate un reboot e verificate che il bridge sia operativo lanciando “ip addr”.

Network-Manager è un software complesso e di livello molto alto. Ha una montagna di opzioni e quando si comincia a comprenderlo diventa come un coltellino svizzero. Difficile farne a meno.
Con questo articolo spero di aver risposto alla domanda di jboss, se ho dimenticato qualcosa scrivetelo nei commenti diventerà uno spunto per il prossimo articolo.
Non pretendo di essere completo ed esaustivo, anzi, preferisco dimenticare qualcosa e lasciare che la mente di chi legge cominci a lavorare per cercare la soluzione.

 

 

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Downgrade di OpenShot su Arch Linux

Software/Videoediting OpenShot 2x come qualcuno saprà mi sta provocando svariati problemi e sono alla ricerca da tempo di una valida alternativa per il video editing. Sebbene l’ultima versione 2.3.3 arrivata in Arch sembri migliorata sotto l’aspetto dei crash random e dell’usabilità (è tornato il tasto cut) continua a buggare per quanto riguarda l’esportazione. I video […]

 

 

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Installiamo SAMBA su Ubuntu


Samba, recentemente salito alla ribalta per una vulnerabilità scovata al suo interno, è il server per la condivisione delle risorse che permette di accedere a cartelle e stampanti condivise di un altro (o più) computer nella stessa rete locale sfruttando il protocollo SMB, e cosa ancora più importante di far sì che ciò accada fra reti miste Linux-Windows.
La versione disponibile oggi nei repository di Ubuntu è la 4.3.

Installarlo è semplice, basta installare i pacchetti di samba e smbfs oppure possiamo appoggiarci a tasksel.

Se hai seguito la mia precedente guida sull’installazione e la gestione di un Web Server, ecco che oggi riutilizziamo l’utility tasksel per installare un nuovo gruppo di pacchetti.

Avviamo tasksel
sudo tasksel

Selezioniamo la voce Samba File Server e attendiamo l’installazione.

Gestiamo Samba

La configurazione di samba è contenuta all’interno del file in /etc/samba/smb.conf mentre invece la gestione del servizio è simile a quella di apache 2: Ogni modifica ad un file di configurazione richiede il riavvio del server.

sudo /etc/init.d/smbd restart

Oppure possiamo riavviare il suo servizio

sudo service smbd restart

 

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Installiamo e gestiamo un Web Server su Ubuntu


Linux è notoriamente un sistema operativo utilizzato in ambito Server.
Quando sviluppi per il web però hai la necessità di essere il più veloce e sicuro possibile e per evitare possibili errori conviene sempre sviluppare in locale per poi andare successivamente in produzione.

Oggi andiamo quindi ad installare all’interno della nostra Ubuntu (o derivata), sia essa un'installazione reale o su macchina virtuale, tutto il necessario per mettere in piedi un web server.

Utilizzeremo la utility tasksel.

Tasksel è un programma a riga di comando che ci permette di installare tutta una serie di pacchetti per il task desiderato. Nel corso dell’articolo vedremo la sua schermata principale di selezione e le alternative proposte.

Avviamo tasksel
sudo tasksel

A seguire ci verrà restituita questa schermata di selezione

Selezioniamo il servizio LAMP Server.


Durante l’installazione dobbiamo fornire una password per l’amministrazione di MySQL (ovviamente è importantissima, ci servirà anche per l’accesso tramite phpmyadmin e per la prima gestione del web server).

Completata la procedura automatica, verifichiamo che tutto sia andato a buon fine andando a digitare sulla barra degli indirizzi del nostro browser: localhost.

Ci verrà resituito un “It works” se tutto è andato per il verso giusto.

Installiamo PhpMyAdmin

Gestire i db tramite la riga di comando è affascinante, ma diciamocela tutta, abbastanza noioso in alcuni aspetti. Ci viene in soccorso Phpmyadmin.

Phpmyadmin è un famoso software che ci propone una interfaccia web per la gestione di database, è un must have per ogni sviluppatore web per la sua chiarezza e semplicità di utilizzo.

sudo apt install phpmyadmin
Selezioniamo il web server installato (apache2) in questo caso.

Durante la sua intallazione ci verrà richiesta la password di MySQL, quella che avete precedentemente scelto. Ditigiamola e andiamo avanti.

Una volta completata l’installazione apriamo il nostro browser e digitiamo sulla barra degli indirizzi:
localhost/phpmyadmin

E accediamo alla dashboard inserendo nome utente (root) e la password scelta in precedenza.

Fatto! Adesso abbiamo la possibilità di aggiungere nuovi utenti ( per una maggiore sicurezza ), creare db etc.

E per finire

Nelle ultime installazioni abbiamo di default l’installazione di Php 7, ma se volessimo usare anche la versione 5.6? Basta installare le versioni di PHP che ci servono e dare in pasto questi due comandi:

sudo a2dismod phpX.X
sudo a2enmod phpX.X

Nel dettaglio a2dismod va a disabilitare il modulo della versione X.X di Php, mentre a2enmod lo attiva.

Infine, per quanto riguarda la gestione del nostro web server, ricordate che molto probabilmente (per non dire sempre) qualsiasi modifica effettuata ai file di configurazione richiede il riavvio del web server:

sudo /etc/init.d/apache2 restart

Con questo comando, in pochi secondi il nostro web server verrà riavviato.

Spazio alle tue considerazioni

Hai domande, vuoi fare qualche osservazione? La sezione commenti è tutta tua!

 

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Hacking Lab: Virtualize Metasploitable on ProxMox

Proxmox is open source server virtualization management software. It is a Debian-based Linux distribution  and very perfect to create your Hacking Lab on your local networking. The Metasploitable virtual machine is an intentionally vulnerable version of Ubuntu Linux designed for testing security tools and demonstrating common vulnerabilities. Never expose this VM to an untrusted network […]

 

 

 

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Rendere GNOME Shell simile ad Unity: Ecco le mie estensioni preferite

Il mio setup di GNOME Shell

Unity è morto e Ubuntu, a partire da Ubuntu 17.10, si fonderà con Ubuntu GNOME in una unica distro avente GNOME Shell come desktop environment predefinito.
Attualmente non si sa ancora se il team di Canonical deciderà di darci una Shell pura o se realizzerà delle estensioni apposta per rendere il look di GNOME Shell più affine a quello che abbiamo avuto modo di apprezzare con Unity.
Nel mentre molti di voi, me compreso, si sono messi alla ricerca del giusto mix di estensioni di GNOME Shell per riprodurre il flusso di lavoro di Unity.
Quella che vedrete di seguito è la mia combinazione, frutto dell'esperienza personale e di qualche dritta come quella che mi è stata data da Hombre Maledicto.
Ecco le estensioni che ho usato per rendere la mia Ubuntu GNOME 17.04 simile a Unity (o almeno ci ho provato):

Extend Panel Menu

Extend Panel Menu - Questa estensione sposta l'accensione/spegnimento, le impostazioni di rete, il controllo del volume, il nome utente, la data e l'area di notifica nella parte in alto a destra del pannello superiore.

Questa estensione non ha impostazioni da modificare quindi una volta aggiunta e attivata farà da sola tutta la magia.


TopIcons Plus

TopIcons Plus - Questa estensione consente di spostare la tray di GNOME Shell (che per impostazione predefinita si trova in basso a sinistra) in alto a destra nel pannello superiore. Questa estensione è utilissima per applicazioni come Skype.
Come potete vedere dallo screenshot in alto a destra sono diverse le voci che possiamo personalizzare. Personalmente ho lasciato il default on alto a destra.


Panel OSD

Panel OSD - Questa estensione consente di personalizzare la posizione del popup delle notifiche. Nelle opzioni è possibile modificare sia la posizione orizzontale che verticale. Personalmente ho solo impostato a 100 l'offset orizzontale per spostare il popup di notifica completamente a destra.


Better Volume Indicator - Questa estensione consente di alzare e abbassare il volume scrollando con il mouse sull'indicatore del pannello. Vi ho realizzato un video che illustra il funzionamento perché non so fare le gif :D



Dash to Dock

Dash to Dock - Questa è l'estensione più importante di tutto il processo di Unifycazione. L'estensione Dash to Dock consente di avere una dock fissa con i collegamenti alle applicazioni e di posizionarla dove più ci aggrada.
I miei settaggi prevedono:
  • In Posizione e dimensione:
    • Panel mode: extended to the screen edge
    • Posizione sullo schermo: a sinistra
  • In Launchers:
    • Move the applications button at the beginning of the dock
  • In Appearance:
    • Use built-in theme