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Red Hat presenta il percorso verso i Linux Container enterprise-ready

Red Hat presenta il percorso verso i Linux Container enterprise-ready
Il primo programma container certificato associa una piattaforma di application delivery integrata e il supporto di standard aperti per favorire l’adozione di applicazioni containerazzate sicure basate su Docker

Milano, 13 marzo 2015 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia il lancio del primo programma end-to-end certificato per Linux container basati su Docker, componente chiave della vision aziendale relativa alle applicazioni containerizzate presentata nel marzo 2014. Sfruttando l’ampio l’ecosistema di partner e ISV di Red Hat, il programma è pensato per abilitare il design, lo sviluppo e la fornitura di application container sicuri, fidati e certificati tramite svariati standard di mercato, tra cui il formato Docker e Docker Engine.
Come nuova ondata di architetture applicative aziendali, i container Linux facilitano la creazione di un tessuto efficiente e componibile di ‘microservizi’ leggeri che possono essere integrati in applicazioni più complesse, ma sufficientemente flessibili per adattarsi alle mutevoli esigenze IT. In maniera simile alle applicazioni tradizionali, quelle containerizzate interagiscono con il sistema operativo e necessitano del supporto enterprise-class e della sicurezza che il container Linux contenga solo il codice applicativo desiderato.
Red Hat bilancerà il desiderio di flessibilità e innovazione con sicurezza e affidabilità portando i container applicativi allo stesso livello di prestazioni e supporto che oggi contraddistinguono Linux. A sottolineare questo impegno il Red Hat Connect for Technology Partner, un nuovo programma per i partner pensato per accelerare un ecosistema vibrante di aziende tecnologiche le cui soluzioni operano o si integrano con i prodotti Red Hat, a partire dai container.
“I container sono una tecnologia emergente interessante ma, a mano a mano che le imprese la adottano, richiedono uno stack applicativo completo”, dichiara Gary Chen, research manager Cloud and Virtualization System Software in IDC. “La tecnologia moderna è molto di più che il semplice container di isolamento e può comprendere strumenti di packaging, sistemi di orchestrazione e addirittura servizi online. Red Hat sta integrando i container nel suo portafoglio, oltre a creare un ecosistema di partner e ISV per la certificazione e l’implementazione tramite Red Hat Connect al fine di offrire una soluzione aperta, estensibile e olistica per soddisfare le più svariate esigenze IT”.
Grazie a questo programma, gli ISV possono ingaggiare e collaborare in modo più efficace con Red Hat e altri partner sulle soluzioni containerizzate. I partecipanti avranno accesso al Red Hat Container Development Kit (CDK), un insieme di strumenti e risorse che permetteranno agli sviluppatori di realizzare e mantenere facilmente applicazioni container basate su Docker per l’ecosistema Red Hat. Red Hat Connect for Technology Partner offre ai partner accesso a documentazione, knowledge base e forum, così come tool di certificazione e servizi che supportano il ciclo di vita dei container.
Quale parte della vision Red Hat di container Linux certificati, questi strumenti offrono la Red Hat Container Certification che verifica che il contenuto del container provenga da fonti fidate e che sia il contenuto che il container stesso siano sicuri, liberi da vulnerabilità note e funzionino sull’infrastruttura Red Hat, dando vita a una soluzione robusta end-to-end pienamente supportata da Red Hat e i suoi partner. Seguendo i passi dell’attuale programma di certificazione per le applicazioni Red Hat Enterprise Linux, il programma offre nuovi livelli di fiducia, sicurezza e gestione del ciclo di vita per il mondo aziendale.
L’elemento finale del nuovo programma container di Red Hat è un veicolo di distribuzione per questi container certificati: un insieme di registri federati e standardizzati. A partire da un registro – Red Hat Container Registry – e con l’intenzione di consentire a partner e ISV di ospitare i propri registri in futuro, le aziende potranno trovare gli application container, mitigando i rischi e le preoccupazioni legate alla sicurezza di utilizzare container provenienti da fonti sconosciute.
“I container rappresentano una transizione significativa nel modo in cui le aziende consumano le applicazioni, ma nel farlo, è importante conservare gli aspetti critici – sicurezza e certificazione – del ciclo di vita delle applicazioni tradizionali”, commenta Paul Cormier, president Products and Technologies Red Hat. “Grazie al primo ecosistema certificato e sicuro end-to-end, Red Hat guida l’adozione dei container in azienda, dalla concettualizzazione allo sviluppo fino alla delivery, conservando le innovazioni della tecnologia senza sacrificare le esigenze aziendali di sicurezza e provenienza delle applicazioni”.

Favorire gli standard

Red Hat supporta da lungo tempo gli standard di mercato che stanno dietro ai Linux container, svolgendo un ruolo primario nella creazione di efficienza, portabilità dei container e incrementando il ri-utilizzo della tecnologia. Obiettivo di questo sforzo è quello di prevenire la frammentazione delle soluzioni che crea complessità per i clienti. In collaborazione con altri partner, Red Hat ha guidato lo sviluppo di tecnologie quali SELinux, cgroups, namespace e systemd, così come l’evoluzione del kernel Linux al fine di integrarlo con questi strumenti e tecnologie di orchestrazione.
Nel corso dell’ultimo anno, Red Hat ha esteso il suo contributo sugli standard in altre aree legate ai container Linux quali Docker e Kubernetes. L’azienda supporta e collabora alla creazione di un formato container standard con Docker e sostiene lo sviluppo di standard per metadati, indici e ricerca per i registri, così come per la provenienza e la sicurezza dei container nel progetto Docker. 

Application delivery integrata

Per l’effettiva fornitura di questi container, Red Hat offre una gamma completa di soluzioni infrastrutturali, compresi i nuovi Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host, Red Hat Enterprise Linux 7.1 e a breve OpenShift 3, oggi in beta. Diversamente da altri vendor, le soluzioni Red Hat favoriranno la portabilità dei container su piattaforme open hybrid cloud, dal bare metal al private cloud al PaaS, fino ai cloud pubblici più estesi. L’azienda offre inoltre gli strumenti e i contenuti necessari per realizzare i container, integrare l’orchestrazione applicativa e la gestione del ciclo di vita dallo sviluppo alla produzione, utilizzando policy integrate per sicurezza e accesso degli utenti. Dalla disponibilità di Red Hat Enterprise Linux 7 nel giugno 2014, questi prodotti sono integrati con Docker per l’ambiente container.

 

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Red Hat presenta Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host e porta i Linux Container in azienda

Red Hat presenta Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host e porta i Linux Container in azienda

L’azienda offre un container host appositamente progettato per applicazioni ‘containerizzate’ sicure e affidabili nell’open hybrid cloud

Milano, 6 marzo 2015 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host, sistema operativo ottimizzato per gestire la prossima generazione di applicazioni con Linux container. La nuova release mette a disposizione tutti i componenti necessari per pacchettizzare e utilizzare in modo facile le applicazioni scritte per Red Hat Enterprise Linux 6 e 7 sotto forma di container.

A mano a mano che gli stack monolitici lasciano spazio ad applicazioni che integrano microservizi, un’architettura basata su container può aiutare le aziende a ottenere tutti i vantaggi di questo approccio più modulare e flessibile. Basata sulla principale piattaforma Linux al mondo, Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host consente alle imprese di abbracciare un’architettura container-based, cogliendo i vantaggi di una maggiore flessibilità di sviluppo e implementazione e di una manutenzione semplificata, senza sacrificare prestazioni, stabilità, sicurezza o il valore del vasto ecosistema certificato di Red Hat.

Un’architettura applicativa basata su Linux container non solo richiede gli strumenti necessari per realizzare e gestire i container, ma anche di fondamenta che siano sicure, affidabili, enterprise-grade e dotate di un ciclo di vita pensato per soddisfare i requisiti dell’azienda nel lungo termine. Queste esigenze includono la migrazione delle preoccupazioni legate alla sicurezza, ottimizzazione costante dei prodotti, diagnostica proattiva, e accesso al supporto. Red Hat è impegnata nell’offrire alle aziende un’infrastruttura container-based completa e integrata, che combina il packaging applicativo basato su container con un’architettura robusta e ottimizzata che facilita lo spostamento di applicazioni Red Hat Enterprise Linux certificate tra sistemi bare metal, macchine virtuali e cloud pubblici e privati. Tutto ciò con la sicurezza e il ciclo di vita del prodotto che le aziende richiedono. Il rilascio di Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host conferma l’intento dell’azienda di rendere i Linux container un componente stabile e affidabile dell’IT aziendale in ambienti open hybrid cloud.

Il container host enterprise-ready
Progettato appositamente per gestire i Linux container, Red Hat Enterprise Linux Atomic Host fornisce solo i componenti del sistema operativo necessari per utilizzare un’applicazione ‘containerizzata’, riducendo l’overhead e semplificando la manutenzione. Poiché Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host è basato su Red Hat Enterprise Linux 7, ne eredita la stabilità e maturità, così come il suo vasto ecosistema di partner hardware certificati.

La sicurezza è sempre una priorità in azienda, ma le proprietà di sicurezza dei container – compresa la possibilità di conservarla nell’intero ciclo di vita dello stesso – hanno fatto sorgere domande aggiuntive. Per indirizzare queste preoccupazioni, Red Hat Enterprise Linux Atomic Host offre aggiornamenti automatici on-demand assicurando ai clienti il supporto e i vantaggi di lifecycle tipici di Red Hat Enterprise Linux in un formato immagine ridotto. Da Heartbleed a Shellshock fino a Ghost e oltre, i clienti Red Hat ricevono le notifiche e gli aggiornamenti di prodotto appena si rendono disponibili, oltre ad aver accesso a strumenti dedicati per indirizzare sicurezza e affidabilità dei container. Si tratta di un vantaggio offerto in esclusiva da Red Hat per le implementazioni container.

“Dodici anni fa Red Hat ha fornito la prima iterazione di Red Hat Enterprise Linux, prendendo una tecnologia all’avanguardia e plasmandola nella dorsale che abilita l’azienda, dal server al cloud”, commenta Jim Totton, vice president e general manager Platforms Buisness Unit in Red Hat. “Oggi, con il lancio di Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host, stiamo facendo lo stesso con i Linux container, unendo un’innovativa tecnologia open source con la stabilità e la sicurezza necessarie in azienda. Più che una semplice aggiunta al portfolio Red Hat Enterprise Linux, Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host mostra il futuro delle applicazioni enterprise, un’applicazione potente e flessibile più grande della somma delle sue parti e interamente alimentata dalla potenza dell’innovazione aperta”.

Per realizzare e mantenere l’infrastruttura container, Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host offre notevoli vantaggi tra cui:

  • Update e rollback di Atomic tramite un meccanismo di aggiornamento image-like. L’update può essere scaricato e implementato contestualmente, conservando la versione precedente e consentendo un semplice rollback, se necessario. 
  • Immagini container in format docker possono essere implementate e gestite come application container. 
  • Certificazione e supporto, insieme a una catena di fiducia dei container realizzati basandosi su immagini di piattaforma fornite da Red Hat, quali Red Hat Enterprise Linux 6 e 7 e container certificati dagli ISV di Red Hat. 
  • Orchestrazione dei container grazie a Kubernetes, dando vita ad applicazioni di business su larga scala da servizi discreti implementati in container su cluster di Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host. 
  • Sicurezza potenziata per default tramite SELinux, cgroup e kernel namespace, isolando ogni container in un ambiente multi-container. 
  • Supporto per container super privilegiati che consente alle applicazioni di host management di accedere all’host e ad altri container in modo sicuro. Questo container specializzato offre agli utenti il mezzo per installare software di terze parti, mentre il comando atomic inerente a Red Hat Enterprise Linux 7 Atomic Host facilita in maniera significativa la creazione e gestione di container super privilegiati. 
  • Portabilità applicative su open hybrid cloud sfruttando il vasto ecosistema certificato di Red Hat, abilitando implementazioni container sicure e stabili su hardware fisico, hypervisor certificati tra cui Red Hat Enterprise Virtualization, VMware e Microsoft Hyper-V, e servizi public cloud certificati quali Amazon Web Services e Google Cloud Platform. 

 

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Red Hat annuncia il lancio di Red Hat Cloud Innovation Practice

Red Hat lancia una practice Cloud Innovation per favorire l’adozione di cloud e DevOps

La nuova divisione aiuterà le imprese ad adottare le best practice DevOps
Milano, 4 marzo 2015Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia il lancio di Red Hat Cloud Innovation Practice, un nuovo team di esperti che aiuterà le aziende ad adottare la modalità cloud tramite la fornitura di soluzioni e servizi quali design validati con architetture di riferimento, consulenza, training e supporto. 
Red Hat Cloud Innovation Practice nasce dall’integrazione di tecnologia ed expertise acquisite dall’azienda nel 2014 con l’ingresso di Inktank, noto fornitore di sistemi Ceph, e di Novance, provider di servizi cloud computing. Entrambe le aziende hanno fornito le competenze, le soluzioni, le metodologie e l’expertise necessarie per lanciare una practice cloud realmente innovativa in grado di aiutare le imprese a gestire le complessità associate con la nuvola. 
Con l’obiettivo di aiutare i clienti a incrementare l’agilità di business e la capacità di adattarsi velocemente ai cambiamenti, Red Hat Cloud Innovation Practice può definire e sviluppare procedure operative standard, metodologie e governance per lo sviluppo e l’implementazione di strategie cloud e DevOps sull’intera gamma di prodotti e servizi Red Hat, compresi Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform, OpenShift di Red Hat, Red Hat CloudForms e Inktank Ceph Enterprise. Red Hat Cloud Innovation Practice è stata pensata per ridurre i rischi, velocizzare la delivery e gestire il ciclo di vita di singole soluzioni. 
Inoltre, Red Hat Cloud Innovation Practice aggregherà il feedback sui prodotti e fornirà leadership tecnologica, evangelizzazione, best practice, ricerca, supporto e servizi di diffusione necessari per creare rilevanti casi d’uso che aumentino l’efficienza nella delivery, velocizzino le implementazioni e assicurino un più rapido ritorno sull’investimento. 
Siamo felici di poter annunciare un’ulteriore integrazione volta a supportare il successo dei nostri clienti nel percorso verso il cloud, afferma John Allessio, vice president Global Services in Red Hat. Associando il nostro approccio unico alla distribuzione e all’implementazione del software con i nostri prodotti e servizi saremo in grado di aiutare i clienti di tutte le dimensioni a realizzare organizzazioni agili e DevOps friendly per soddisfare le esigenze mutevoli delle loro infrastrutture. Confidiamo che Red Hat Cloud Innovation Practice diventi presto punto di riferimento nel settore.

 

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Red Hat aggiorna l’offerta Enterprise Infrastructure-as-a-Service con Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6

Red Hat aggiorna l’offerta Enterprise Infrastructure-as-a-Service con Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6

Co-ingegnerizzato con Red Hat Enterprise Linux 7 per abilitare infrastrutture open cloud presso aziende e service provider che implementano OpenStack 
Milano, 18 febbraio 2015 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6, dotata di numerosi aggiornamenti volti a servire da base per la realizzazione di cloud OpenStack in aziende con utenti cloud evoluti, società di telecomunicazioni, ISP e cloud hosting provider pubblici.
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform rappresenta la base per un cloud production-ready, integrando l’agile e robusta tecnologia OpenStack di Red Hat con la sicurezza e stabilità di Red Hat Enterprise Linux. La nuova versione della piattaforma fissa nuovi standard per le implementazioni OpenStack, con clienti in produzione in tutte le regioni che abbracciano diversi settori verticali e aziende di differenti dimensioni nella formazione, servizi finanziari, PA, sanità, retail e telecomunicazioni.
Basata sul design innovativo, Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 rafforza la piattaforma cloud production-ready grazie ad avanzamenti nei componenti Linux e OpenStack. Interoperabilità e facilità d’uso continuano a essere all’avanguardia, con aggiornamenti all’intuitivo installatore grafico e strumenti di gestione che assicurano maggiore efficienza e riducono la complessità delle implementazioni cloud.
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 si basa su OpenStack Juno e comprende diverse nuove funzionalità pensate per facilitare l’adozione della tecnologia OpenStack nei data center esistenti, oltre a specifiche feature per abilitare i provider di telecomunicazioni a implementare la Network Function Virtualization (NFV), tra cui:
  • Supporto IPv6 – per reti di provider e tenant, abilitando i clienti ad assegnare indirizzi IPv6 su reti fisiche e router virtuali OpenStack Networking (Neutron) in modalità stateless e stateful. 
  • Alta disponibilità Neutron – offre un’esperienza OpenStack evoluta con agenti Neutron in modalità ‘active-active’ per una configurazione ad elevata disponibilità che migliora la ridondanza del networking, fornendo uptime del servizio e migliorando la stabilità per cloud in produzione su più ampia scala. 
  • Single root I/O virtualization (SR-IOV) networking – supportato da un nuovo driver, abilita gli utenti a eseguire lo switching direttamente sull’hardware, bypassando l’hypervisor e gli switch virtuali. 
  • Supporto per backend e domini Multi-LDAP – tutto all’interno di un nodo di servizio single Identity, facilitando l’installazione e la configurazione della piattaforma, così come le attività quotidiane di lungo periodo. 
  • Supporto per il data processing – sposta il servizio Sahara da tech preview a una funzionalità supportata completamente che permette i carichi di lavoro big data. 
  • Integrazione Ceph – con nuove funzionalità per OpenStack Compute (Nova) e OpenStack Block Storage (Cinder), tra cui i volumi efemerici sostenuti dal dispositivo a blocchi Ceph. In questo modo è possibile avere nodi di elaborazione ‘diskless’ e booting pressoché istantaneo di nuove macchine virtuali. 
  • Nuove funzionalità tech preview – che evidenziano la continua innovazione di Red Hat in ambito OpenStack tra cui bare metal provisioning e implementazione e gestione TripleO. 
“Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 offre funzionalità enterprise-grade, alimentate dal coinvolgimento di centinaia di clienti e partner in tutto il mondo, per abilitare un’infrastruttura cloud aperta”, commenta Radhesh Balakrishnan, general manager OpenStack in Red Hat. “Supportata dal robusto ecosistema di partner, questa release permetterà a una più ampia gamma di aziende e service provider di migrare verso infrastrutture cloud OpenStack”. 
Interoperabilità
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 rafforza l’impegno di Red Hat per permettere ai clienti di evitare il lock-in e ottenere interoperabilità. Con il supporto integrato per la piattaforma di gestione ibrida Red Hat CloudForms, l’azienda ha recentemente annunciato una nuova API per la gestione di cloud Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform e un processo di certificazione per strumenti di gestione cloud di terze parti, ampliando ulteriormente l’impegno per lo sviluppo di piattaforme aperte e libertà di scelta.
Ecosistema di partner
Il Red Hat OpenStack Cloud Infrastructure Partner Network mira a fornire maggiore versatilità cloud e facilitare l’integrazione con tecnologia data center esistente e plugin di terze parti. Con il rilascio di Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6, l’ecosistema vanta oltre 275 partner certificati OpenStack, con oltre 1000 soluzioni per Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform.
Disponibilità
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6, ingegnerizzata con Red Hat Enterprise Linux 7, è già disponibile.

 

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Red Hat lancia Red Hat Enterprise Virtualization 3.5 che offre maggiori scalabilità, funzionalità di gestione e integrazione con OpenStack

Red Hat lancia Red Hat Enterprise Virtualization 3.5 che offre maggiori scalabilità, funzionalità di gestione e integrazione con OpenStack

Red Hat Enterprise Virtualization rappresenta la piattaforma ideale per workload tradizionali e cloud-enabled

Milano, 12 febbraio 2015 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat Enterprise Virtualization 3.5, abilitando le aziende a implementare infrastrutture IT che gestiscono workload di virtualizzazione tradizionali dando vita al contempo a una base enterprise-grade per infrastrutture cloud. Red Hat Enterprise Virtualization 3.5 assicura servizi standard per carichi di lavoro mission critical e offre alle organizzazioni IT una maggiore visibilità per effettuare provisioning, configurazione e monitoraggio di infrastrutture virtuali, il tutto basato su standard aperti.
Red Hat è leader riconosciuto nella scalabilità e prestazioni di workload per macchine virtuali, e Red Hat Enterprise Virtualization 3.5 estende questa leadership con il supporto di 4 terabyte di memoria per host, 4TB di vRAM e 160 vCPU per macchina virtuale.
Tra le nuove funzionalità vi sono: 
  • Gestione e provisioning del ciclo di vita di host bare-metal tramite l’integrazione con Red Hat Satellite.
  • Ottimizzazione delle risorse di elaborazione tramite analisi avanzate in tempo reale con l’integrazione oVirt Optimizer. In questo modo gli utenti identificano l’allocazione di risorse che meglio soddisfa le loro esigenze mentre effettuano il provisioning di nuove macchine virtuali. 
  • Prestazioni e scalabilità dei workload grazie al supporto NUMA (non-uniform memory access). Esteso a Host NUMA, Guest Pinning e Virtual NUMA. In questo modo i clienti possono implementare workload altamente scalabili con migliori prestazioni, riducendo l’overload di risorse legato ai tempi di accesso alla memoria fisica. 
  • Migliore disaster recovery tramite una più efficiente gestione dei domini storage, offrendo supporto per la migrazione di domini storage tra diversi data center supportati da Red Hat Enterprise Virtualization, abilitando le tecnologie dei partner ad offrire funzionalità di ripristino del sito.
Red Hat Enterprise Virtualization funge da base ideale per carichi di lavoro virtuali tradizionali e quelli cloud-enabled basati su OpenStack. Red Hat Enterprise Virtualization 3.5 comprende funzionalità che ne potenziano l’uso in caso di workload cloud tra cui:
  • Integrazione e servizi condivisi con OpenStack Image Service (Glance) e OpenStack Networking (Neutron), disponibili come Tech Preview, che permettono agli amministratori di eliminare il silos e implementare le risorse una volta sull’intera infrastruttura. 
  • Tipologie di istanze, che unificano il processo di provisioning di macchine virtuali per workload sia virtuali che cloud. 
Disponibilità Red Hat Enterprise Virtualization 
  • Come offerta standalone – Red Hat Enterprise Virtualization 3.5 – compresi Hypervisor e manager per workload virtuali per I sistemi operativi guest supportati. 
  • Come offerta integrata, denominata Red Hat Enterprise Linux with Smart Virtualization, pensata per i clienti che desiderano massimizzare i vantaggi della loro infrastruttura virtuale con workload Linux. Questa offerta combina le funzionalità di innovazione, prestazioni, scalabilità, affidabilità e sicurezza di Red Hat Enterprise Linux con le avanzate capacità di gestione di Red Hat Enterprise Virtualization. 
  • Con Red Hat Cloud Infrastructure, una soluzione completa che supporta le aziende nel loro percorso dal data center tradizionale ai cloud OpenStack. Red Hat Cloud Infrastructure è una singola sottoscrizione che comprende Red Hat CloudForms, Red Hat Satellite, Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform e Red Hat Enterprise Virtualization. 
“A mano a mano che un numero sempre maggiore di aziende cerca di trarre vantaggio da un IT bimodale nei loro ambienti virtuali e cloud, Red Hat Enterprise Virtualization offre un elemento chiave di una infrastruttura pronta per accomodare la virtualizzazione tradizionale, pur gettando le basi per carichi di lavoro cloud”.

 

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Red Hat e NEC collaborano per realizzare soluzioni OpenStack carrier-grade per NFV

Red Hat e NEC collaborano per realizzare soluzioni OpenStack carrier-grade per NFV

L’estensione della collaborazione mira a rispondere alle crescenti richieste di piattaforme cloud basate su OpenStack da parte dei service provider
Milano, 9 febbraio 2015Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, e NEC Corporation (NEC; TSE; 671), fornitore leader di innovativi prodotti e soluzioni IT, di rete e comunicazione, hanno annunciato una collaborazione tesa allo sviluppo congiunto di funzionalità NFV (network functions virtualization) su OpenStack, allo scopo di offrire soluzioni NFV di livello carrier con Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform.
Con i communication service provider (CSP) che trasformano il loro business e modernizzano sia l’infrastruttura che l’offerta, NFV consente loro di erogare servizi verso i clienti in modo più facile e veloce, con una miglior capacità di gestire la domanda. Le funzionalità NFV di NEC integrate in Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform, soluzione di Infrastructure-as-a-Service particolarmente scalabile, sono pensate per permettere ai CSP di implementare con successo questi piani di modernizzazione.
NEC e Red Hat collaborano da oltre un decennio allo sviluppo congiunto di software open source. Recentemente, le due aziende hanno concentrato i loro sforzi sull’integrazione di sistemi NFV con OpenStack, sulla base dell’estesa conoscenza delle reti di telecomunicazioni da parte di NEC. Questo consente di accelerare l’integrazione di funzionalità NFV in OpenStack e nella Kernel-based Virtual Machine (KVM), per ottenere sistemi carrier-grade e carrier-scale, che comprendono una data-plane acceleration attraverso un Data Plane Development Kit (DPDK). Inoltre, queste attività vengono anche offerte come contributo alla community di OpenStack, per consentire a Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform di emergere come principale piattaforma cloud per NFV. Diverse tra le caratteristiche di NFV direttamente derivanti da questa collaborazione sono state include nella release OpenStack Juno, o sono programmate per la prossima release OpenStack Kilo.
Ora, Red Hat e NEC intendono offrire una piattaforma cloud affidabile, aperta e scalabile per CSP che basano le loro attività su OpenStack, permettendo loro di sfruttare al meglio il pieno potenziale di NFV. Il sistema NFV di NEC integrato con Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform sarà progettato per offrire una virtualizzazione di base dei pacchetti mobili, nota anche come vCPE (virtual Custopmer Premises Equipment). NEC e Red Hat prevedono di continuare su questa collaborazione estesa per integrare e ottimizzare Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform e NFV, oltre a fornire contributi a community open source, quali OpenStack e Open Platform for NFV (OPNFV).
“NFV rappresenta un potenziale incredibile per la trasformazione del mercato delle telecomunicazioni e per un cambio radicale del modo in cui i CSP offrono soluzioni ai loro clienti”, spiega Tim Yeaton, senior vice president, Infrastructure Business Group di Red Hat. “NEC apprezza da tempo la forza del mondo “open” e si è sempre rivelata un ottimo partner. Con questa collaborazione estesa, Red Hat punta a soddisfare l’interesse dei CSP verso NFV e le piattaforme cloud open source – e più specificamente, OpenStack – nel momento in cui vanno alla ricerca di soluzioni per abbattere i costi e creare nuove offerte ad elevato valore.”
“Attraverso la nostra collaborazione di lunga data con Red Hat, operiamo per creare uno standard di mercato aperto dotato di grande potenziale per estendere i livelli di conoscenza e adozione di NFV. Tra i principali dieci contributor a OpenStack e consolidato vendor di soluzioni di rete, NEC punta a proseguire questa collaborazione con Red Hat tesa a condurre l’innovazione nel mercato Telco attraverso l’open source”, aggiunge Atsuo Kawamura, senior vice president, NEC Corporation. “NEC ha reso disponibili soluzioni commerciali SDN/NFV, comprese vEPC e vCPE, e continuerà a portare innovazione con più ampie funzioni di rete virtuale che promuovono maggiori agilità, stabilità e sicurezza dei servizi, oltre alla creazione di nuove entrate, al tempo stesso permettendo a un gran numero di clienti di ridurre in modo significativo i costi totali di gestione.
Ulteriori informazioni su Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform sono disponibili. Parallelamente, sono disponibili informazioni aggiuntive sulle soluzioni NEC Telecom Carrier SDN.

 

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Red Hat riceve un rating ‘Positivo’ nel report di Gartner

Red Hat riceve un rating ‘Positivo’ nel report di Gartner

Milano, 2 febbraio 2015Red Hat, Inc, (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, ha annunciato che Gartner Inc., nota azienda di livello mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell’Information Technology, ha dato all’azienda il rating ‘Positivo’ nel suo primo rapporto Vendor Rating. Gartner realizza i Vendor Rating per circa 30 delle principali aziende IT e Red Hat ritiene che la considerazione ‘Positive’ rifletta l’importanza delle sue tecnologie e soluzioni sul mercato odierno.
L’open source è la forza che sta dietro a tutto, dal cloud computing al mobile fino ai big data e anche oltre, e i clienti Red Hat di tutto il mondo stanno traendo vantaggio dall’innovazione che siamo in grado di garantire”, commenta Paul Cormier, president, Products and Technologies in Red Hat. “Ritengo che questa valutazione confermi la forza del nostro portafoglio open hybrid cloud e la nostra capacità di soddisfare le esigenze dei clienti enterprise in un momento in cui i mondi fisico, virtuale e cloud convergono”.
I Vendor Rating di Gartner sono rapporti altamente strutturati che definiscono la posizione dell’analista su un vendor individuale nel suo complesso, non solo sul suo posizionamento in un singolo mercato. La valutazione di Gartner si basa su svariati criteri, quali strategia, prodotti e servizi, tecnologia, marketing e viabilità finanziaria.

 

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La piattaforma private cloud della European Space Agency è firmata Red Hat

La piattaforma private cloud della European Space Agency è firmata Red Hat

ESA ha sviluppato un’infrastruttura private cloud on-premise che offre avanzati servizi IT agli utenti dell’agenzia e che si è dimostrata flessibile e affidabile

Milano, 20 gennaio 2015 – Red Hat, Inc, (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, ha annunciato che la European Space Agency (ESA) ha messo a punto un’infrastruttura private cloud on-premise che offre sofisticati servizi IT agli utenti dell’agenzia. L’infrastruttura, che si avvale in parte di Red Hat Enterprise Linux, si è dimostrata flessibile e affidabile – elementi critici per l’ambiente ESA. Dopo aver visto i risultati eccezionali del progetto, ESA sta già finalizzando l’implementazione di un’infrastruttura simile in un altro data centre.
La missione di ESA è quella di garantire che gli investimenti vengano utilizzati a vantaggio di tutti i cittadini europei. I suoi dipendenti e service provider gestiscono l’infrastruttura e i servizi IT necessari per le attività quotidiane e offrono soluzioni avanzate a un numero ristretto di power user che necessitano dei più elevati livelli di disponibilità. Il dipartimento IT dell’Agenzia deve supportare gli utenti che, dislocati in tutta Europa, hanno bisogno di applicazioni specifiche che, insieme ai rispettivi dati, devono essere sempre disponibili.
Al fine di soddisfare questi requisiti, ESA ha deciso di sviluppare un’infrastruttura private cloud denominata ESA Cloud. Basata su sistemi VCE, con architettura blade x86, l’infrastruttura viene gestita interamente da Orange Business Services. ESA ha scelto Red Hat Enterprise Linux quale una delle piattaforme supportate in ESA Cloud. 
Il dipartimento IT di ESA ospita svariati servizi e ambienti nella nuvola ESA, tra cui:

  • sviluppo software e test
  • ambienti per la rielaborazione di dati del satellite
  • sistemi di document management 
  • servizi IT più tradizionali utilizzati da diversi teams nelle loro attività quotidiane

Il team ESA ha lavorato a stretto contatto con Red Hat Consulting nel corso dell’implementazione e della personalizzazione del sistema operativo Red Hat per il progetto ESA al fine di garantire il soddisfacimento di tutti i requisiti. Questa fase è stata particolarmente importante perché le esigenze differivano enormemente rispetto a quelle di qualunque altra organizzazione commerciale, e spesso gli scenari che si presentavano in fase di progettazione erano del tutto inediti.
Complessi ambienti virtuali possono oggi essere resi disponibili in pochi minuti direttamente da parte degli utenti finali, in contrapposizione ai mesi richiesti in precedenza, assicurando reale agilità e consentendo a ESA di raggiungere, in tempi più brevi, i suoi obiettivi scientifici e di business. Inoltre, la creazione di una nuova infrastruttura – moderna, altamente virtuale e basata su standard aperti – e l’implementazione di ESA Cloud hanno consentito una gestione più semplice ed efficace di tutti i servizi. Il team IT di ESA può oggi monitorare in tempo reale le risorse di calcolo impiegate dagli utenti, permettendo l’ottimizzazione della capacità disponibili e semplificando le attività di chargeback per i clienti interni. 
Red Hat Enterprise Linux è uno dei sistemi operativi dell’infrastruttura cloud di ESA. I servizi offerti vengono in genere messi a punto per supportare progetti specifici che richiedono un elevato utilizzo di risorse per un periodo di tempo limitato. Per ESA è fondamentale essere in grado di offrire le risorse richieste da parte degli utenti, nel momento esatto in cui le richiedono, e la nuova piattaforma private cloud permette proprio questo.
Il progetto cloud di ESA non è ancora terminato. Mentre il sito di Frascati è già in produzione, un sito simile è stato completato a Darmstadt in Germania. Questo nuovo sito fornisce servizi analoghi e permetterà al disaster recovery geografico di superare qualunque potenziale calamità su larga scala. ESA sta inoltre lavorando per incrementare il numero di servizi nel cloud a disposizione degli utenti.
“Per via della tipologia molto particolare di servizi e applicazioni, regolati da SLA estremamente rigorosi e dettagliati, la tecnologia per noi è critica e non possiamo in alcun modo scendere a compromessi”, dichiara Josè Fernandez Balseiro, technical officer and project manager di ESA Private Cloud. “Al fine di ottenere i più elevati livelli di flessibilità, il dipartimento IT ha deciso di implementare un private cloud. La piattaforma Red Hat costituisce un elemento importante in quanto ha contribuito a creare il nostro private cloud, cruciale per il business e che ci permette di offrire i servizi più avanzati e affidabili per i nostri utenti tecnici e scientifici”.
“La European Space Agency ha una gamma di requisiti realmente specifica, difficili da paragonare a quelli di qualunque altra organizzazione al mondo”, aggiunge Gianni Anguilletti, country manager, Red Hat Italy. “In particolare, le piattaforme tecnologiche di cui ha bisogno devono garantire affidabilità e flessibilità, così come assicurare prestazioni eccellenti. La scelta effettuata da ESA evidenzia ancora una volta che le soluzioni Red Hat possono costituire le fondamenta delle infrastrutture più critiche del mercato”. 

 

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Fedora, perché si e per chi no.

Un tempo credevo che Fedora fosse quella roba bolsa e grassa, che non usa nessuno e che peraltro usava RPM.
Si sa, siamo tutti ignoranti in qualcosa ma, la cosa bella dell’ignoranza è che non deve per forza restare tua compagna per sempre, la puoi spazzare via!
Ho fatto questo con Fedora quando un amico mi ha quasi costretto a provarla, facendolo nel modo più subdolo possibile

Pensi di non riuscire ad usarla?

Ecco, gettato il guanto di sfida, ho dovuto accettarlo, anche perché, informandomi un pochino meglio, stavo capendo che le mie informazioni erano, come minimo superficiali.
Facciamo subito una premessa, perché per capire una distribuzione, si deve capire chi la fa e quale è il suo scopo. In modo da poterne apprezzare o criticare le caratteristiche ma, almeno le si potranno capire. Fedora è, tagliandola molto con l’accetta la beta di RHEL che, per chi non lo sapesse è uno dei prodotti che vende RedHat. Quindi, usando Fedora farete i beta tester per RedHat. In cambio RedHat fornisce supporto in termini di denaro e risorse umane ma, mantiene all’interno del governo di Fedora un peso importante ed un diritto di veto. Ovvero, RedHat può influenzare cosa fare in funzione del suo peso relativo, ma può comunque dire di no a qualcosa.
Per me, lo scambio è più che equo, RedHat ha bisogno di un prodotto solido per fare soldi, in cambio fornisce sviluppo open e chiede una mano alla comunità, personalmente ci sono!
Se non vi piace, Fedora non fa per voi, potete anche smettere di leggere.

Secondo punto importante, Fedora ha sposato l’open, quindi la distribuzione, appena installata sarà 100% open. Si concentra per migliorare e sviluppare strumenti open, il mondo proprietario in Fedora, non dico che non esiste (come vedremo) ma è comunque qualcosa di trattato come secondario. Anche questa è una cosa da sapere, in modo che sappiate il perché di alcune scelte.

Ma allora usando Fedora non possiamo usare nulla di proprietario?

No, ovviamente anche in Fedora vi è il modo di utilizzare qualche cosa di proprietario o che abbia limiti di licenza.
Il tutto viene messo in due repository, gestiti anche loro dal team di Fedora che si chiamano rpmfusion (free e nonfree), dove si trovano gran parte dei pacchetti che di solito servono (io ho sempre trovato tutto quello che mi serviva).

Ma perché non includerli di default?

L’ho spiegato prima, perché hanno fatto una scelta, che io condivido. Purtroppo, per usare decentemente il computer, non posso fare a meno di rpmfusion e lo installo, ma è comunque una mia scelta.

Ultima cosa da sapere, RedHat è uno dei primi sponsor di Gnome, RHEL esce con Gnome, Fedora quindi, nella sua forma principale avrà Gnome.
Non è che non si possono avere altri DE, ma usando quelle che si chiamano Spin.

Perché provare Fedora?
Prima di tutto per le sue politiche di rilascio. Fedora viene rilasciato quando è pronta, questo significa che vi sono sempre dei ritardi rispetto alla data prefissata di rilascio ma, di contro, avrete una distribuzione molto testata e davvero molto funzionale.
Ma, nonostante vi siano regole di rilascio così conservative, Fedora è una distribuzione davvero molto aggiornata. Quasi tutto il parco software è all’ultima versione e, spesso è proprio Fedora la prima distribuzione a rilasci stabiliti a fornire e sperimentare tecnologie nuove.
Poi mi piace perché è molto elegante e funzionale nel modo in cui vengono gestiti i repository. Fedora non ha, al contrario di OpenSuse, un approccio conservativo all’aggiornamento. Quindi il PM proporrà di installare il pacchetto più nuovo disponibile tra tutti i repository che avete abilitato.
Il PM è un altro dei suoi punti di forza. YUM, da qualche tempo in predicato di essere sostituito da DNF (che comunque ne ricalca le funzionalità e le peculiarità) è una macchina da guerra. Non è il PM più veloce del panorama ma, nel fare questo calcolo io faccio sempre due considerazioni:

  • I due PM che confronti, fanno le stesse operazioni?
  • I tempi, anche del PM più lento, sono ragionevoli?

Molto spesso, si confronta YUM o DNF con PM più scarni nelle opzioni che eseguono. YUM è vero che per aggiornare, a parità di pacchetti ci può mettere qualche cosa in più, ma fa anche più cose. Di default, per dirne una, utilizza quelli che si chiamano deltarpm, ovvero non scarica tutto il pacchetto, ma solamente la parte modificata, per poi ricostruire il pacchetto in locale e installarlo. Questo si traduce in un minor traffico di rete ma, di contro, in un maggior carico per il processore che dovrà ricostruire i pacchetti.
Altra caratteristica davvero molto interessante è la sua funzionalità di undo e rollback.

yum history list

Questo che cosa significa? Yum (ma anche DNF lo fa) tiene traccia di tutte le operazioni che ha fatto e gli da un numero. Undo, annulla una singola operazione, ovviamente, gli dovete dire quale dovete annullare. Rollback invece, annulla tutte le operazioni fatte fino a quella che avete scelto.

Fedora, non aggiorna all’interno del medesimo rilascio le parti core della distribuzione e, nel caso di Gnome, non aggiorna nemmeno il DE.
Fino a qualche tempo fa, questo non era un problema, i cicli di rilascio di Gnome e Fedora erano praticamente sincronizzati, quindi la nuova versione di Fedora, con il nuovo Gnome usciva un mese, un mese e mezzo dopo il rilascio del DE. Un tempo accettabile per far si che il nuovo DE sia integrato e perfettamente funzionante. Purtroppo però, Fedora ultimamente ha avuto tempi più lunghi di rilascio ed i tempi tra distribuzione e DE si sono sfasati parecchio.
La distribuzione più gnomica di tutte a volte è quella più in ritardo ad offrire l’ultima versione del DE. Questo per alcuni non è un problema, per me che sono malato di aggiornite cronica compulsiva si.
Spero che le cose comunque si siano riallineate con l’ultimo rilascio o che Hughes (developer Fedora che si occupa di impacchettare Gnome) faccia ancora una volta un repo ad hoc per avere l’ultimo Gnome.
Per quanto riguarda KDE invece, fornisce un repository specifico che lo aggiorna all’ultima versione anche all’interno del medesimo rilascio.

Repository aggiuntivi
Come per molte altre distribuzioni, anche Fedora ha la possibilità di aggiungere repository della comunità che si chiamano Copr, che funzionano più o meno come i PPA di Ubuntu.
Tramite questi repository, si possono aggiungere programmi che vengono mantenuti aggiornati. Come dicevo prima, Hughes usò proprio questa possibilità per creare un repository per Gnome.

A chi la consiglio?
Sicuramente a tutti gli utenti che vogliono una distribuzione ragionevolmente stabile ma che sia, al contempo parecchio aggiornata.
Ma la consiglio anche a tutti quegli utenti che ritengono di aver voglia di contribuire attivamente al mondo Open. Sicuramente Fedora è ottima per fare questo. Io, come sapete, non sono affatto contrario al business nel mondo open, a patto che tutto sia trasparente, RedHat da questo punto di visto, almeno per ora lo è stata. Certo, ha fatto anche i suoi interessi, ma non ha mai mangiato da sola. Quindi contribuisco volentieri a questo tipo di progetto e collaborazione.

A chi non la consiglio?
Per i professionisti che vogliono una postazione di lavoro blindata, non dico che Fedora non vada bene, ma almeno secondo la mia opinione,  OpenSuse è una opzione migliore.
Al supernoob, Fedora non nasce per essere prontissima out of the box, anche se negli ultimi anni ha fatto grandi passi in avanti. Tra fedy (anche se non è uno strumento ufficiale) e gli aggiornamenti che vengono proposti tramite interfaccia grafica.
Per il resto, Fedora si può consigliare a chiunque dato che offre molti strumenti, permette di sperimentare e non ha una utenza per la quale non è consigliata.