Category archives: Red Hat

 

 

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La piattaforma private cloud della European Space Agency è firmata Red Hat

La piattaforma private cloud della European Space Agency è firmata Red Hat

ESA ha sviluppato un’infrastruttura private cloud on-premise che offre avanzati servizi IT agli utenti dell’agenzia e che si è dimostrata flessibile e affidabile

Milano, 20 gennaio 2015 – Red Hat, Inc, (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, ha annunciato che la European Space Agency (ESA) ha messo a punto un’infrastruttura private cloud on-premise che offre sofisticati servizi IT agli utenti dell’agenzia. L’infrastruttura, che si avvale in parte di Red Hat Enterprise Linux, si è dimostrata flessibile e affidabile – elementi critici per l’ambiente ESA. Dopo aver visto i risultati eccezionali del progetto, ESA sta già finalizzando l’implementazione di un’infrastruttura simile in un altro data centre.
La missione di ESA è quella di garantire che gli investimenti vengano utilizzati a vantaggio di tutti i cittadini europei. I suoi dipendenti e service provider gestiscono l’infrastruttura e i servizi IT necessari per le attività quotidiane e offrono soluzioni avanzate a un numero ristretto di power user che necessitano dei più elevati livelli di disponibilità. Il dipartimento IT dell’Agenzia deve supportare gli utenti che, dislocati in tutta Europa, hanno bisogno di applicazioni specifiche che, insieme ai rispettivi dati, devono essere sempre disponibili.
Al fine di soddisfare questi requisiti, ESA ha deciso di sviluppare un’infrastruttura private cloud denominata ESA Cloud. Basata su sistemi VCE, con architettura blade x86, l’infrastruttura viene gestita interamente da Orange Business Services. ESA ha scelto Red Hat Enterprise Linux quale una delle piattaforme supportate in ESA Cloud. 
Il dipartimento IT di ESA ospita svariati servizi e ambienti nella nuvola ESA, tra cui:

  • sviluppo software e test
  • ambienti per la rielaborazione di dati del satellite
  • sistemi di document management 
  • servizi IT più tradizionali utilizzati da diversi teams nelle loro attività quotidiane

Il team ESA ha lavorato a stretto contatto con Red Hat Consulting nel corso dell’implementazione e della personalizzazione del sistema operativo Red Hat per il progetto ESA al fine di garantire il soddisfacimento di tutti i requisiti. Questa fase è stata particolarmente importante perché le esigenze differivano enormemente rispetto a quelle di qualunque altra organizzazione commerciale, e spesso gli scenari che si presentavano in fase di progettazione erano del tutto inediti.
Complessi ambienti virtuali possono oggi essere resi disponibili in pochi minuti direttamente da parte degli utenti finali, in contrapposizione ai mesi richiesti in precedenza, assicurando reale agilità e consentendo a ESA di raggiungere, in tempi più brevi, i suoi obiettivi scientifici e di business. Inoltre, la creazione di una nuova infrastruttura – moderna, altamente virtuale e basata su standard aperti – e l’implementazione di ESA Cloud hanno consentito una gestione più semplice ed efficace di tutti i servizi. Il team IT di ESA può oggi monitorare in tempo reale le risorse di calcolo impiegate dagli utenti, permettendo l’ottimizzazione della capacità disponibili e semplificando le attività di chargeback per i clienti interni. 
Red Hat Enterprise Linux è uno dei sistemi operativi dell’infrastruttura cloud di ESA. I servizi offerti vengono in genere messi a punto per supportare progetti specifici che richiedono un elevato utilizzo di risorse per un periodo di tempo limitato. Per ESA è fondamentale essere in grado di offrire le risorse richieste da parte degli utenti, nel momento esatto in cui le richiedono, e la nuova piattaforma private cloud permette proprio questo.
Il progetto cloud di ESA non è ancora terminato. Mentre il sito di Frascati è già in produzione, un sito simile è stato completato a Darmstadt in Germania. Questo nuovo sito fornisce servizi analoghi e permetterà al disaster recovery geografico di superare qualunque potenziale calamità su larga scala. ESA sta inoltre lavorando per incrementare il numero di servizi nel cloud a disposizione degli utenti.
“Per via della tipologia molto particolare di servizi e applicazioni, regolati da SLA estremamente rigorosi e dettagliati, la tecnologia per noi è critica e non possiamo in alcun modo scendere a compromessi”, dichiara Josè Fernandez Balseiro, technical officer and project manager di ESA Private Cloud. “Al fine di ottenere i più elevati livelli di flessibilità, il dipartimento IT ha deciso di implementare un private cloud. La piattaforma Red Hat costituisce un elemento importante in quanto ha contribuito a creare il nostro private cloud, cruciale per il business e che ci permette di offrire i servizi più avanzati e affidabili per i nostri utenti tecnici e scientifici”.
“La European Space Agency ha una gamma di requisiti realmente specifica, difficili da paragonare a quelli di qualunque altra organizzazione al mondo”, aggiunge Gianni Anguilletti, country manager, Red Hat Italy. “In particolare, le piattaforme tecnologiche di cui ha bisogno devono garantire affidabilità e flessibilità, così come assicurare prestazioni eccellenti. La scelta effettuata da ESA evidenzia ancora una volta che le soluzioni Red Hat possono costituire le fondamenta delle infrastrutture più critiche del mercato”. 

 

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Fedora, perché si e per chi no.

Un tempo credevo che Fedora fosse quella roba bolsa e grassa, che non usa nessuno e che peraltro usava RPM.
Si sa, siamo tutti ignoranti in qualcosa ma, la cosa bella dell’ignoranza è che non deve per forza restare tua compagna per sempre, la puoi spazzare via!
Ho fatto questo con Fedora quando un amico mi ha quasi costretto a provarla, facendolo nel modo più subdolo possibile

Pensi di non riuscire ad usarla?

Ecco, gettato il guanto di sfida, ho dovuto accettarlo, anche perché, informandomi un pochino meglio, stavo capendo che le mie informazioni erano, come minimo superficiali.
Facciamo subito una premessa, perché per capire una distribuzione, si deve capire chi la fa e quale è il suo scopo. In modo da poterne apprezzare o criticare le caratteristiche ma, almeno le si potranno capire. Fedora è, tagliandola molto con l’accetta la beta di RHEL che, per chi non lo sapesse è uno dei prodotti che vende RedHat. Quindi, usando Fedora farete i beta tester per RedHat. In cambio RedHat fornisce supporto in termini di denaro e risorse umane ma, mantiene all’interno del governo di Fedora un peso importante ed un diritto di veto. Ovvero, RedHat può influenzare cosa fare in funzione del suo peso relativo, ma può comunque dire di no a qualcosa.
Per me, lo scambio è più che equo, RedHat ha bisogno di un prodotto solido per fare soldi, in cambio fornisce sviluppo open e chiede una mano alla comunità, personalmente ci sono!
Se non vi piace, Fedora non fa per voi, potete anche smettere di leggere.

Secondo punto importante, Fedora ha sposato l’open, quindi la distribuzione, appena installata sarà 100% open. Si concentra per migliorare e sviluppare strumenti open, il mondo proprietario in Fedora, non dico che non esiste (come vedremo) ma è comunque qualcosa di trattato come secondario. Anche questa è una cosa da sapere, in modo che sappiate il perché di alcune scelte.

Ma allora usando Fedora non possiamo usare nulla di proprietario?

No, ovviamente anche in Fedora vi è il modo di utilizzare qualche cosa di proprietario o che abbia limiti di licenza.
Il tutto viene messo in due repository, gestiti anche loro dal team di Fedora che si chiamano rpmfusion (free e nonfree), dove si trovano gran parte dei pacchetti che di solito servono (io ho sempre trovato tutto quello che mi serviva).

Ma perché non includerli di default?

L’ho spiegato prima, perché hanno fatto una scelta, che io condivido. Purtroppo, per usare decentemente il computer, non posso fare a meno di rpmfusion e lo installo, ma è comunque una mia scelta.

Ultima cosa da sapere, RedHat è uno dei primi sponsor di Gnome, RHEL esce con Gnome, Fedora quindi, nella sua forma principale avrà Gnome.
Non è che non si possono avere altri DE, ma usando quelle che si chiamano Spin.

Perché provare Fedora?
Prima di tutto per le sue politiche di rilascio. Fedora viene rilasciato quando è pronta, questo significa che vi sono sempre dei ritardi rispetto alla data prefissata di rilascio ma, di contro, avrete una distribuzione molto testata e davvero molto funzionale.
Ma, nonostante vi siano regole di rilascio così conservative, Fedora è una distribuzione davvero molto aggiornata. Quasi tutto il parco software è all’ultima versione e, spesso è proprio Fedora la prima distribuzione a rilasci stabiliti a fornire e sperimentare tecnologie nuove.
Poi mi piace perché è molto elegante e funzionale nel modo in cui vengono gestiti i repository. Fedora non ha, al contrario di OpenSuse, un approccio conservativo all’aggiornamento. Quindi il PM proporrà di installare il pacchetto più nuovo disponibile tra tutti i repository che avete abilitato.
Il PM è un altro dei suoi punti di forza. YUM, da qualche tempo in predicato di essere sostituito da DNF (che comunque ne ricalca le funzionalità e le peculiarità) è una macchina da guerra. Non è il PM più veloce del panorama ma, nel fare questo calcolo io faccio sempre due considerazioni:

  • I due PM che confronti, fanno le stesse operazioni?
  • I tempi, anche del PM più lento, sono ragionevoli?

Molto spesso, si confronta YUM o DNF con PM più scarni nelle opzioni che eseguono. YUM è vero che per aggiornare, a parità di pacchetti ci può mettere qualche cosa in più, ma fa anche più cose. Di default, per dirne una, utilizza quelli che si chiamano deltarpm, ovvero non scarica tutto il pacchetto, ma solamente la parte modificata, per poi ricostruire il pacchetto in locale e installarlo. Questo si traduce in un minor traffico di rete ma, di contro, in un maggior carico per il processore che dovrà ricostruire i pacchetti.
Altra caratteristica davvero molto interessante è la sua funzionalità di undo e rollback.

yum history list

Questo che cosa significa? Yum (ma anche DNF lo fa) tiene traccia di tutte le operazioni che ha fatto e gli da un numero. Undo, annulla una singola operazione, ovviamente, gli dovete dire quale dovete annullare. Rollback invece, annulla tutte le operazioni fatte fino a quella che avete scelto.

Fedora, non aggiorna all’interno del medesimo rilascio le parti core della distribuzione e, nel caso di Gnome, non aggiorna nemmeno il DE.
Fino a qualche tempo fa, questo non era un problema, i cicli di rilascio di Gnome e Fedora erano praticamente sincronizzati, quindi la nuova versione di Fedora, con il nuovo Gnome usciva un mese, un mese e mezzo dopo il rilascio del DE. Un tempo accettabile per far si che il nuovo DE sia integrato e perfettamente funzionante. Purtroppo però, Fedora ultimamente ha avuto tempi più lunghi di rilascio ed i tempi tra distribuzione e DE si sono sfasati parecchio.
La distribuzione più gnomica di tutte a volte è quella più in ritardo ad offrire l’ultima versione del DE. Questo per alcuni non è un problema, per me che sono malato di aggiornite cronica compulsiva si.
Spero che le cose comunque si siano riallineate con l’ultimo rilascio o che Hughes (developer Fedora che si occupa di impacchettare Gnome) faccia ancora una volta un repo ad hoc per avere l’ultimo Gnome.
Per quanto riguarda KDE invece, fornisce un repository specifico che lo aggiorna all’ultima versione anche all’interno del medesimo rilascio.

Repository aggiuntivi
Come per molte altre distribuzioni, anche Fedora ha la possibilità di aggiungere repository della comunità che si chiamano Copr, che funzionano più o meno come i PPA di Ubuntu.
Tramite questi repository, si possono aggiungere programmi che vengono mantenuti aggiornati. Come dicevo prima, Hughes usò proprio questa possibilità per creare un repository per Gnome.

A chi la consiglio?
Sicuramente a tutti gli utenti che vogliono una distribuzione ragionevolmente stabile ma che sia, al contempo parecchio aggiornata.
Ma la consiglio anche a tutti quegli utenti che ritengono di aver voglia di contribuire attivamente al mondo Open. Sicuramente Fedora è ottima per fare questo. Io, come sapete, non sono affatto contrario al business nel mondo open, a patto che tutto sia trasparente, RedHat da questo punto di visto, almeno per ora lo è stata. Certo, ha fatto anche i suoi interessi, ma non ha mai mangiato da sola. Quindi contribuisco volentieri a questo tipo di progetto e collaborazione.

A chi non la consiglio?
Per i professionisti che vogliono una postazione di lavoro blindata, non dico che Fedora non vada bene, ma almeno secondo la mia opinione,  OpenSuse è una opzione migliore.
Al supernoob, Fedora non nasce per essere prontissima out of the box, anche se negli ultimi anni ha fatto grandi passi in avanti. Tra fedy (anche se non è uno strumento ufficiale) e gli aggiornamenti che vengono proposti tramite interfaccia grafica.
Per il resto, Fedora si può consigliare a chiunque dato che offre molti strumenti, permette di sperimentare e non ha una utenza per la quale non è consigliata.

 

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GNOME Battery Bench nuovo tool per testare il consumo della batteria

I developer Red Hat e Fedora hanno presentato GNOME Battery Bench tool per testare / analizzare il consumo della batteria.

GNOME Battery Bench
Uno dei problemi riscontrati principalmente dagli utenti Linux riguarda l’autonomia di un pc portatile in molti casi inferiore allo stesso sistema con Microsoft Windows. Per risolvere questo problema gli sviluppatori stanno lavorando molto i nuovi tool / soluzioni in grado di aumentare l’autonomia del pc portatile operando ad esempio sulle performance della cpu, retroilluminazione, gestione delle periferiche ecc. Esempio possiamo utilizzare Laptop Mode Tools (per maggiori informazioni), software in grado di abilitare la modalità laptop nel Kernel Linux semplicemente quando il pc viene alimentato dalle batterie. Dagli sviluppatori Red Hat / Fedora arriva il nuovo progetto GNOME Battery Bench software in grado di testare a fondo l’autonomia del nostro personal computer portatile attraverso una semplice interfaccia grafica.

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Red Hat presenta Red Hat Satellite 5.7


Red Hat presenta Red Hat Satellite 5.7


Milano, 14 gennaio 2015 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, presenta Red Hat Satellite 5.7, il più recente aggiornamento di Red Hat Satellite 5, la soluzione che migliora la gestione degli ambienti Red Hat Enterprise Linux grazie all’automazione, ad un sistema avanzato di workflow e alla semplificazione dei processi. Con Red Hat Satellite è possibile gestire decine, centinaia e addirittura migliaia di server come se fosse uno solo.
Red Hat Satellite 5.7 è la più recente versione di Red Hat Satellite 5 e offre numerosi miglioramenti tra cui:
  • Sicurezza e conformità
  1. Satellite opera su Red Hat Enterprise Linux abilitato FIPS 140-2
  2. Integrazione Identity Management semplificata
  • Maggiori efficienza e automazione
  1. Hardware abilitato per la partenza, l’arresto e il reboot IPMI (Intelligent Platform Management Interface)
  2. Correlazione di azioni schedulate, che permette l’orchestrazione delle attività dei sistemi client
  3. Supporto per la gestione di sistemi clienti PowerLE
  4. Supporto API read-only che garantisce un’esplorazione sicura dell’infrastruttura
  5. Maggiore velocità di aggiornamento e provisioning delle implementazioni in modalità scale-out con Red Hat Proxy Server con pre-caching mirror-like
  • Una nuova interfaccia utente
Red Hat Satellite 6
A settembre 2014, Red Hat ha lanciato Red Hat Satellite 6, la nuova generazione del system management targato Red Hat. Satellite mantiene le funzionalità gestionali che i clienti si aspettano per una gestione completa del ciclo di vita e offre significative funzionalità aggiuntive tra cui una più dettagliata definizione degli archetipi di sistema e la gestione granulare di Standard Operating Environment, aggiornamenti e configurazioni. Satellite 6 migliora in modo significativo anche il provisioning con tooling recipe-based forniti da Puppet e le tecnologie di implementazione offerte dal progetto open source The Foreman.
Abbiamo semplificato la transizione verso Red Hat Satellite 6 con un processo più immediato che permette ai clienti di esplorare le due piattaforme contemporaneamente. Per saperne di più https://access.redhat.com/products/red-hat-satellite.

 

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Red Hat - riflessioni sul 2014, previsioni 2015 (comunicato stampa)

Riflessioni sul 2014, previsioni 2015

Di Jim Whitehurst, presidente e CEO di Red Hat
E’ confermato: il 2014 è stato un anno fantastico per Red Hat. Quando qualche giorno fa abbiamo annunciato gli ottimi risultati del terzo trimestre del nostro anno fiscale 2015 e celebrato 51 trimestri consecutivi di crescita, oltre 12 anni di successi. Un successo anche dell’open source.
Oggi è praticamente impossibile trovare un’azienda del settore IT che non abbia abbracciato l’open source. Cosa che fino a pochi anni fa era difficile. Molti ricordano la frase   di Bill Gates “riteniamo che Linux possa essere un concorrente tra studenti e hobbisti, ma non nel mercato commerciale”.
Quest’anno Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha dichiarato “Microsoft loves Linux”, segnando una svolta. Applaudo Microsoft – e altri – per aver riconosciuto l’innegabile potenza dell’innovazione guidata dalla comunità.
Per anni abbiamo affrontato domande quali “l’open source è sicuro? È affidabile?” e oggi posso affermare che le soluzioni open sono tutto questo e molto di più. Sono state adottate in maniera estesa in azienda – la sola Red Hat detiene il 90% delle aziende Fortune 500 tra i suoi clienti.
L’open source è stato inizialmente adottato per il suo costo contenuto e la mancanza di lock-in con il fornitore, ma i clienti si sono resi conto ben presto che assicura anche maggiori flessibilità e innovazione. Oggi che è pervasivo e sfida le soluzioni proprietarie esistenti, guida l’innovazione in aree quali cloud, big data, mobile, IoT e molte altre.
Con l’arrivo del nuovo anno non posso che riflettere sulla velocità con la quale la tecnologia sta cambiando: un processo che coinvolge anche persone e culture. I clienti ci contattano non solo per l’adozione di nuove tecnologie, ma per aiutarli a gestire trasformazioni culturali e organizzative.
Ed è questo il motivo per cui, più che mai, le aziende cercano partner e non vendor.
Guardando al futuro ho quasi paura di fare delle previsioni sul 2015. Lo scorso anno ho detto che il 2014 sarebbe stato un anno di svolta per cloud, mobile e big data, e lo è stato. Tuttavia sono certo che nessuno si aspettava la rapidità di adozione che abbiamo visto, e non prevedo rallentamenti, anzi.
Pensiamo per esempio alla crescita di OpenStack. Ho letto di recente che gli analisti di 451 Research prevedono un valore di $1,7 miliardi del mercato OpenStack entro il 2016 e di $3,3 miliardi entro il 2018, un aumento di quattro volte rispetto all’inizio del 2014.
OpenStack sta emergendo quale tecnologia cloud infrastructure “de facto”, proprio come Linux lo è diventata per il sistema operativo. Ritengo che l’interesse sia un riflesso della profonda insoddisfazione nei confronti dell’attuale infrastruttura IT tradizionale. Gli ambienti proprietari non sono più sufficienti, c’è l’esigenza di un ambiente più aperto e flessibile, in grado di offrire le capacità e funzionalità necessarie agli attuali ambienti di business.
Al di là di OpenStack, è affascinante vedere l’interesse delle aziende nei confronti di Linux container. Questa tecnologia ha il potenziale di velocizzare lo sviluppo e l’implementazione di applicazioni, così come di facilitare la gestione di un portafoglio applicativo. Le possibilità legate a questa tecnologia sono illimitate.
Entrando nel 2015 prevedo che il tasso di adozione e avanzamento di tutte le tecnologie citate continuerà a sorprenderci. Le organizzazioni IT continueranno il loro percorso di trasformazione verso un nuovo stile IT più veloce. L’open source continuerà a stabilire livelli di qualità sempre più elevati e così farà Red Hat.

 

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NetworkManager 1.0 Rilasciato

Dopo circa 10 anni di sviluppo è finalmente disponibile la versione 1.0 stabile di NetworkManager, ecco le principali novità.

NetworkManager in Ubuntu
NetworkManager è un progetto open source nato nel 2004 dagli sviluppatori Red Hat per migliorare (o meglio ancora facilitare) la configurazione e gestione delle varie connessioni Wireless e Lan in distribuzioni Linux. Lo sviluppo di NetworkManager ha reso il software sempre più stabile e completo a tal punto da essere ormai di default nelle più diffuse distribuzioni Linux. Oltre alla configurazione e gestione di reti Wireless e cablate, NetworkManager fornisce anche il supporto per connessioni internet mobili, inserendo anche presets di configurazione dei più diffusi operatori telefonici. A circa dieci anni dalla nascita del progetto NetworkManager è finalmente disponibile la nuova versione 1.0 Stabile, aggiornamento che rende il gestore delle connessioni per Linux sempre più completo e funzionale.

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Alcuni effetti speciali di Interstellar sono stati creati con pc Linux

Parte degli effetti speciali del film Interstellar sono stati creati con personal computer con preinstallato Red Hat Linux.

Interstellar
Molte aziende utilizzano distribuzioni Linux non solo in ambito server ma anche per svariate applicazioni compreso la realizzazione di effetti speciali. Molti produttori cinematografici utilizzano proprio il sistema operativo libero per la creazione di effetti speciali di film molto famosi come ad esempio il nuovo Interstellar.
Interstellar è il nuovo film di fantascienza scritto, diretto e prodotto da Christopher Nolan che si basa su un trattato del fisico teorico del California Institute of Technology Kip Thorne (per maggiori informazioni).

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Red Hat annuncia la disponibilità di Red Hat Cloud Infrastructure 5

Red Hat Cloud Infrastructure 5 permette alle aziende di gestire ambienti OpenStack e di virtualizzazione tramite un’unica piattaforma

Milano, 20 novembre 2014Red Hat Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat Cloud Infrastructure 5, che dispone delle potenti funzionalità di Red Hat Satellite. Red Hat Cloud Infrastructure è la soluzione completa che supporta le organizzazioni nel loro percorso dalla virtualizzazione tradizionale verso cloud OpenStack-powered. Con Red Hat Cloud Infrastructure 5, gli utenti possono gestire i loro ambienti virtuali e OpenStack simultaneamente, tramite un’unica piattaforma.
Le organizzazioni IT stanno migrando da architetture di virtualizzazione tradizionali verso quelle cloud e tracciando il percorso per spostare i workload applicativi da un’architettura all’altra, mantenendo la gestibilità e le policy su piattaforme distinte. Red Hat Cloud Infrastructure è progettata per indirizzare questa esigenza e abilita le aziende a realizzare e gestire IaaS private cloud basate su tecnologie di virtualizzazione e gestione per workload tradizionali, fornendo al contempo il percorso verso infrastrutture public-cloud altamente scalabili basate su Red Hat Enterprise OpenStack Platform.
Con il debutto di Red Hat Cloud Infrastructure 5, la singola sottoscrizione oggi comprende:
  • Red Hat CloudForms – una soluzione di management open hybrid cloud che offre visibilità e controllo su infrastrutture virtuali eterogenee esistenti e permette all’utente di implementare, monitorare e gestire servizi cloud su ambienti virtuali, oltre a cloud pubblici, privati e ibridi.
  • Red Hat Satellite – una soluzione completa che fornisce lifecycle management completo su tutti i componenti di Red Hat Infrastructure, compresa l’infrastruttura fisica e i workload tenant.
  • Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform – una soluzione IaaS altamente scalabile che offre un cloud privato aperto, flessibile ed enterprise-ready basato sul progetto OpenStack della comunità integrato e ottimizzato con Red Hat Enterprise Linux.
  • Red Hat Virtualization – un prodotto per la virtualizzazione del data center per workload Linux e Windows che permette agli utenti di realizzare una base di virtualizzazione agile e sicura con le funzionalità necessarie ai workload aziendali tradizionali.
L’integrazione tra questi componenti di Red Hat Cloud Infrastructure offre reale valore e funzionalità gestionali ai clienti. Red Hat CloudForms fornisce portali self-service, provisioning, chargeback, metering dei servizi su Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform e Red hat Enterprise Virtualization, mentre Red Hat Satellite effettua il provisioning e il lifecycle management – discovery, drift remediation e guest provisioning compresi – di Red Hat Enterprise Linux 
Nel settembre 2014, Red Hat ha lanciato Red Hat Satellite 6, fornendo un’unica console e metodologia di management per gestire gli strumenti necessari per realizzare, implementare, gestire e pensionare un sistema. Red Hat ha anche ampliato le funzionalità di gestione hybrid cloud di CloudForms nel corso dell’anno, aggiungendo il supporto per piattaforme cloud pubbliche e private su diverse opzioni di hosting tra cui OpenStack, Red Hat Enterprise Virtualization, Amazon Web Services, Microsoft System center Virtual machine Manager e VMware.
“A mano a mano che un numero sempre più elevato di aziende implementa workload tradizionali e adotta nuove applicazioni cloud native, diventa difficile uniformare i due ambienti e supportare le dinamiche di entrambe le tipologie di workload”, commenta Gary Chen, Research manager Cloud and Virtualization System Software in IDC.
“Gli ambienti ibridi sono semplicemente una realtà delle attuali organizzazioni IT e le aziende desiderano arrivare al cloud in base alle loro esigenze e necessità. Red Hat Cloud Infrastructure riconosce questa realtà e, offrendo funzionalità di software lifecycle e configuration management che abbracciano sistemi fisici, virtuali e cloud grazie a Red Hat Satellite, posizioniamo Red Hat Cloud Infrastructure quale una delle più complete e avanzate soluzioni di cloud infrastructure del mercato”, aggiunge Joe Fitzgerald, vice president e general manager Cloud Management in Red Hat.
“Per i clienti alla ricerca di infrastrutture IT di prossima generazione, Red Hat Cloud Infrastructure 5 rappresenta una proposta estremamente interessante. Mentre passano a cloud ibridi eterogenei, Red Hat Cloud Infrastructure può aiutarli a trarre vantaggio da significativi risparmi in un modello facile da gestire e utilizzare”, conclude Frank Seiferth, Senior Director Strategic Business Development in IIS Technology.

 

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Red Hat annuncia nuovi team e una maggiore collaborazione per la piattaforma di applicazioni mobili FeedHenry 3

Red Hat annuncia nuovi team e una maggiore collaborazione per la piattaforma di applicazioni mobili FeedHenry 3

Le nuove funzionalità potenziano la sicurezza e la collaborazione sull’intero ciclo di sviluppo dell’applicazione

Milano, 20 novembre 2014 – Red Hat Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia un aggiornamento alla piattaforma di applicazioni mobili FeedHenry 3. Questa miglioria, che comprende un potenziamento Teams and Collaboration, è l’estensione di una delle principali applicazioni mobili del mercato per lo sviluppo enterprise. La piattaforma FeedHenry 3 offre al mercato funzionalità di controllo degli accessi e collaborazione integrate che supportano i team di sviluppo distribuiti a lavorare all’unisono su diversi progetti applicativi.
Tra i miglioramenti Teams and Collaboration vi sono:
  • Collaborazione globale su progetti di applicazioni mobili: molteplici team di sviluppo distribuiti, sia in-house sia in outsourcing, possono operare in contemporanea su progetti FeedHenry 3 che consistono di diverse applicazioni client, cloud e servizi, ognuno con i suoi repository Git individuali. Gli sviluppatori lavorano in modo indipendente ma accedono ai componenti rilevanti per il progetto, incrementando l’agilità individuale nel ciclo di vita dello sviluppo applicativo.
  • Collaborazione role-based sul ciclo di vita applicativo: molteplici team e competenze, che vanno dal design applicativo, alla codifica front-end, allo sviluppo di servizi di back-end, analisi, amministrazione e molto altro, possono lavorare contemporaneamente su diversi progetti velocizzando il time to market delle applicazioni senza impattare l’agilità e la produttività del singolo sviluppatore.
  • Controllo degli accessi per progetti mobili: la configurazione di controlli granulari a livello individuale di ogni progetto mobile abilita accessi sicuri e facili ai componenti chiave. In questo modo si bloccano le funzionalità a diversi livelli della piattaforma. Per esempio, stabilendo controlli degli accessi autorizzati, le credenziali di sistemi di back-end sensibili possono essere isolate da terze parti o altri ruoli, garantendo maggiori sicurezza e compliance. Questo controllo incoraggia anche un approccio allo sviluppo di micro servizi API-driven facilitando la discovery e il riutilizzo di componenti e servizi chiave.
  • Visibilità sui progetti mobili: centralizzare la collaborazione e il controllo su molteplici competenze in diversi progetti mobili, a vari stadi del loro ciclo di vita, abilita la visibilità su tutti i progetti mobili company-wide. In questo modo si promuove un approccio mobile-first supportando innovazione e riutilizzo.

“La mobilità enterprise è maturata al di là di un approccio a silos sulla singola applicazione verso un modello business-centrico basato su team in cui molteplici applicazioni, a diversi stadi di sviluppo, vengono gestite da team differenti. Le organizzazioni stanno cercando di aumentare la loro agilità e responsività sui progetti di mobilità mantenendo al contempo team distribuiti e una gestione centralizzata delle policy”, afferma Cathal McGloin, vice president Mobile Platforms in Red Hat. “Teams and Collaboration, come funzionalità integrata nella piattaforma FeedHenry 3, indirizza questa esigenza abilitando un controllo degli accessi granulare su diverse risorse di sviluppo – in-house o di terze parti – che promuove agilità e riutilizzo dei componenti chiave”.
“Il 40% delle imprese sta pianificando di incrementare l’outsourcing dello sviluppo applicativo, di conseguenza la collaborazione tra enterprise IT, linee di business e partner esterni coinvolti è cruciale”, ribadisce Chris Marsh, principal analyst in 451 Research. “A mano a mano che la complessità di gestire molteplici progetti applicativi e la pressione di cicli di sviluppo più rapidi aumentano, le imprese cercano vendor di piattaforme che offrano maggiori funzionalità di collaborazione team-based che assicurano visibilità e controllo centralizzati di tutti i progetti di sviluppo applicativo in azienda”.

 

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Sull’Open Source Day di Red Hat splende sempre il sole

Sull’Open Source Day di Red Hat splende sempre il sole

L’Open Source Day a Roma si conferma un successo, nonostante l’allerta meteo. Oltre 1400 partecipanti ribadiscono il ruolo chiave delle tecnologie open source nell’innovazione
Milano, 12 novembre 2014 – Si è rivelata un successo oltre ogni previsione l’ottava edizione dell’Open Source Day di Red Hat, andata in scena al Salone delle Fontane a Roma lo scorso 6 novembre. Nonostante l’allerta meteo e l’impatto che il maltempo ha avuto sulla logistica cittadina, sono stati oltre 1400 i partecipanti che hanno preso parte all’evento, ribadendo ancora una volta il ruolo chiave che l’open source gioca all’interno dei processi di innovazione aziendale.

E’ stata infatti l’innovazione la protagonista delle presentazioni effettuate da importanti realtà aziendali, chiamate a raccontare le loro storie di successo nell’implementazione di tecnologie open source a supporto del business. Tra i clienti che hanno offerto il loro contributo si segnalano le testimonianze di Intesa Sanpaolo Assicura e Inail, che hanno confermato quanto il ruolo dell’open source possa essere fondamentale anche per le infrastrutture più critiche.

Nel corso della giornata, specialisti di Red Hat ed esperti di open source hanno fornito un’estesa panoramica sulle soluzioni, gli sviluppi futuri e i vantaggi economici, strategici e di innovazione apportati dal loro utilizzo. Dedicate quest’anno ad aree tematiche specifiche – Platform/Linux, Cloud/Virtualization, Big & Open Data e Middleware/Internet of Things – anche le sessioni pomeridiane hanno registrato il tutto esaurito, andando ad analizzare alcuni tra i principali aspetti del fenomeno open source e delle sue possibili declinazioni. Novità di questa edizione sono state anche le due sessioni di approfondimento tecnico dedicate a tematiche importanti quali DevOps e Internet of Things.

Di particolare rilievo, tra i temi toccati nel corso dell’evento, l’evoluzione di OpenStack che si sta confermando piattaforma di riferimento per quanto riguarda il cloud computing, grazie alle sue caratteristiche di flessibilità ed affidabilità, che la rendono adatta a una grande varietà di possibili implementazioni.

L’Open Source Day si è confermato così un appuntamento irrinunciabile di confronto con gli esperti del settore per condividere idee, progetti e nuove modalità di impiego del modello open source, arricchito come sempre dal contributo irrinunciabile dei partner. Sono state ben 24 le realtà presenti: Accenture, Alfresco, AVNet, Babel, BlackDuck, Cisco, Dell, Delphis Informatica, Eurotech, eXtra, Extraordy, Fujitsu, GKI, HP, IBM, Intel, ITway, Plurimedia, Seacom, Sigma Neywork, Sorint, StudioStorti, ZetaCloud e Zimbra.

Il successo del nostro Open Source Day evidenzia in modo prepotente il momento di grazia che le tecnologie open source stanno vivendo sul mercato”, spiega Gianni Anguilletti, Country Manager di Red Hat Italia. “Che si tratti di fare un utilizzo ottimale delle risorse a disposizione, di sviluppare servizi innovativi per guadagnare competitività, di garantirsi la massima affidabilità per la gestione di infrastrutture critiche o di prepararsi al futuro nel segno di apertura e flessibilità, la scelta delle aziende va sempre di più nella direzione delle tecnologie open. E questo non solo nel mercato verticale della PA, tradizionalmente sensibile alla nostra proposizione, ma ormai in maniera cross su tutti i settori.