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Con Red Hat Virtualization 4, Red Hat lancia una nuova generazione di virtualizzazione ad alte prestazioni basata su standard aperti


Con Red Hat Virtualization 4, Red Hat lancia una nuova generazione di virtualizzazione ad alte prestazioni basata su standard aperti 

La piattaforma di virtualizzazione basata su KVM è stata progettata per migliorare la virtualizzazione di workload tradizionali, fornendo una base più sicura e scalabile per cloud ibrido e workload container-based 

Milano, 29 agosto 2016 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat Virtualization 4, più recente release della sua piattaforma di virtualizzazione costruita su Kernel-based Virtual Machine (KVM). Red Hat Virtualization 4 sfida i modelli tradizionali e le complessità delle soluzioni proprietarie di virtualizzazione, offrendo una piattaforma completamente aperta, ad alte prestazioni, più sicura e gestita centralmente, per carichi di lavoro sia Windows che Linux. Combina un potente hypervisor aggiornato, una dashboard avanzata di sistema e funzionalità di networking centralizzato per soddisfare i workload in evoluzione degli utenti. Costruita su Red Hat Enterprise Linux, Red Hat Virtualization 4 è progettata per integrarsi facilmente con gli ambienti IT esistenti, fornendo una base per implementazioni di tecnologie emergenti, comprese applicazioni a container e cloud-native.

Se la virtualizzazione resta un elemento fondamentale dell’infrastruttura dei datacenter, le necessità dei clienti attorno alla tecnologia stanno evolvendo in modo rapido. Le aziende che stanno avviando un’implementazione virtuale possono essere alla ricerca di una piattaforma agile e completa che abbini efficienza e standard aperti di interoperabilità, mentre le realtà che hanno già installato tecnologie di virtualizzazione potrebbero essere più attente ai loro investimenti, a causa di costi, limitazioni delle performance o problemi di incompatibilità. Red Hat Virtualization 4 è pensato per rispondere a questi scenari emergenti con una piattaforma basata sui standard aperti, che offre una soluzione flessibile e potente per le nuove installazioni, e aiuta chi già utilizza la virtualizzazione a migrare verso una soluzione aperta ed estensibile.

Red Hat Virtualization 4 comprende sia un hypervisor ad alte prestazioni (Red Hat Virtualization Host) che un virtualization resource manager web-based (Red Hat Virtualization Manager) per la gestione dell’infrastruttura virtuale di un’organizzazione. Nello specifico, Red Hat Virtualization 4 introduce funzionalità nuove o migliorate in tema di:
  • Prestazioni ed estensibilità 
  • Management e automazione 
  • Supporto a OpenStack e container Linux 
  • Sicurezza e affidabilità 
  • Networking centralizzato tramite una API esterna, indipendente 

Prestazioni ed estensibilità
Red Hat Virtualization 4 introduce un nuovo hypervisor potente e più leggero, ingegnerizzato congiuntamente a Red Hat Enterprise Linux 7.2. Il nuovo hypervisor aiuta a migliorare l’installazione di pacchetti di sistema e aggiornamenti dei driver, a semplificare l’implementazione di tecnologie moderne, e fornire miglior supporto hardware per l’integrazione della gestione delle configurazioni. Inoltre, Red Hat Virtualization può essere installato tramite Anaconda, installer comune sia a Red Hat Enterprise Linux che all’hypervisor di Red Hat Virtualization.

La nuova piattaforma offre anche supporto ad avanzate funzionalità di rete, che contribuiscono a semplificare il, processo di aggiunta e supporto di network provider indipendenti tramite una nuova API aperta. Questa funzionalità permette la centralizzazione e semplificazione dei sistemi di network management, consentendo a Red Hat Virtualization Manager di comunicare con sistemi esterni per definire le caratteristiche di networking che possono essere applicate alle interfacce di rete di una macchina virtuale.

Management e automazione
Per migliorare la gestione complessiva della virtualizzazione, Red Hat Virtualization 4 offre una dashboard avanzata di sistema, che consente una visuale completa dell’infrastruttura e delle risorse virtuali. Questo permette agli amministratori di diagnosticare e risolvere in modo efficace i problemi, prima che abbiano impatto sulle operazioni. La funzionalità ulteriore di automazione comprende: 
  • Un uploader delle immagini storage, che offre un’interfaccia browser-based per caricare i file KVM Virtual Machine esistenti direttamente o tramite un URL remoto, collocando l’immagine nel dominio storage senza necessità di strumenti di terze parti. 
  • Policy avanzate di live migration per consentire agli utenti di perfezionare caratteristiche di migrazione granulare, fino a livello di cluster o di VM individuale, consentendo così operazioni e prestazioni generali più veloci. 
Supporto a OpenStack e container Linux
Se la virtualizzazione è ormai una tecnologia matura, Red Hat Virtualization 4 offre funzioni fondamentali di supporto per workload basati su container Linux, oltre a implementazioni di cloud privato e ibrido OpenStack. Per i container, Red Hat Virtualization 4 supporta Red Hat Enterprise Linux Atomic Host come sistema guest configurabile e consente esecuzione e reporting di agenti guest come container sulla VM di Atomic Host.

Red Hat Virtualization 4 offre anche supporto nativo a Red Hat OpenStack Platform Neutron. Questo consente alle organizzazioni di migliorare l’erogazione di servizi condivisi e minimizzare il footprint operativo implementando servizi in modo più coeso su workload tradizionali e cloud-enabled.

Un ambiente di virtualizzazione più sicuro
Le nuove caratteristiche introdotte in Red Hat Virtualization 4 completano gli asset di sicurezza che derivano direttamente da Red Hat Enterprise Linux. Red Hat Virtualization 4 include e supporta sVirt, che applica policy di Mandatory Access Control (MAC) per una maggiore sicurezza della VM e dell’hypervisor. Questo aiuta a migliorare la sicurezza complessiva e a rendere l’ambiente fisico e virtuale più solido rispetto a vulnerabilità che potrebbero essere usare come vettore di attacco contro l’host o altre VM.

Red Hat Virtualization si integra anche con Red Hat Satellite, soluzione di systems management di Red Hat. Red Hat Virtualization standardizza il provisioning dell’infrastruttura e delle macchine virtuali guest, attraverso le installazioni esistenti di Red Hat Satellite 6. Offre anche visibilità sui dettagli di errore dell’host e della macchina virtuale, per garantire la conformità delle patch per tutto l’ambiente fisico e virtuale.

“I nostri clienti continuano a fare affidamento sulla virtualizzazione come parte fondamentale delle loro attività di modernizzazione del datacenter, utilizzandola anche per passare meglio a nuovi workload cloud-native e container-based”, spiega Gunnar Hellekson, director product management, Linux and Virtualization, Red Hat. “Red Hat Virtualization offre il valore economico, le prestazioni e l’agilità richiesta sia dalle iniziative infrastrutturali tradizionali che da quelle innovative.”

“Se la virtualizzazione resta un elemento fondamentale di base per il datacenter moderno, le necessità dei clienti stanno rapidamente cambiando, andando oltre la semplice virtualizzazione di carichi di lavoro tradizionali”, aggiunge Gary Chen, research manager, Software Defined Compute, IDC. “Le moderne piattaforme di virtualizzazione devono considerare questi scenari standard, al tempo stesso preparando il terreno all’emergere di cloud computing e container virtuali, aspetti che Red Hat Virtualization permette di affrontare in modo aperto ed estensibile.”

Disponibilità
Red Hat Virtualization 6 è disponibile in modalità standalone, come offerta integrata con Red Hat Enterprise Linux, e come parte delle suite Red Hat Cloud per una soluzione ancor più completa. I clienti esistenti possono aggiornare a Red Hat Virtualization 6 attraverso il Red Hat Customer Portal,

 

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Nuove feature di Red Hat Satellite 6.2 aiutano gli utenti a incrementare l’efficienza in ambienti on-premise, cloud e container-based


Nuove feature di Red Hat Satellite 6.2 aiutano gli utenti a incrementare l’efficienza in ambienti on-premise, cloud e container-based
Le nuove funzionalità aggiungono una gestione del ciclo di vita dei sistemi per reti non connesse e migliorano i workflow attraverso esecuzione remota e provisioning flessibile

Milano, 29 luglio 2016 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat Satellite 6.2, il suo tool di gestione del ciclo di vita dei sistemi in ambienti fisici, virtuali e cloud pubblici e privati. Red Hat Satellite 6.2 introduce l’opzione di esecuzione remota ed estende le funzionalità di gestione dei container e sicurezza. 

Red Hat Satellite 6.2 offre una serie di nuove funzioni, tra cui: 
  • Container host provisioning, a supporto e gestione del leggero sistema operativo per container di Red Hat, Red Hat Enterprise Linux Atomic Host. Red Hat Satellite supporta le aziende che intendono migrare a un’architettura container, consentendo loro di operare Red Hat Enterprise Atomic Host come risorsa computazionale ed installare direttamente container su Red Hat Enterprise Atomic Host. Inoltre, Red Hat Satellite ora supporta i registri ed il formato della Open Container Initiative. 
  • Esecuzione remota, che permette agli utenti di intraprendere azioni diverse su un gruppo di sistemi in fase di automazione dei workflow. Grazie a queste nuove funzionalità, gli utenti possono fare il reboot del sistema dopo l’installazione di una patch, o effettuare aggiornamenti continui su centinaia di sistemi con la stessa semplicità e coerenza tipica di un singolo sistema. Nuove dashboard e funzioni di schedulazione migliorano l’interazione coi sistemi sotto la gestione di Red Hat Satellite, portando migliore efficienza ai processi di provisioning e discovery. 
  • Supporto di ambienti non connessi. Red Hat Satellite 6.2 offre la possibilità di sincronizzare ed esportare contenuti da un server Red Hat Satellite all’altro, una nuova funzionalità pensata per i workload che possono necessitare che le soluzioni di systems management funzionino non collegate a Internet per motivi di sicurezza. 
  • Capsule management estesa. Red Hat Satellite Capsule Server, che eroga servizi federati particolarmente utili in fase di scaling, può ora fornire informazioni più dettagliate sullo stato di salute della capsula, tra cui lo status del service run dalla console centrale di Red Hat Satellite. Questo permette agli amministratori di creare capsule differenti in diverse location geografiche, nelle quali possono essere collocati i datacenter. 
  • Provisioning più flessibile grazie a miglioramenti della discovery in Red Hat Satellite, aiutano a semplificare il processo di creazione dei sistemi e permettono agli utenti finali di effettuare un provisioning più efficiente dei sistemi in ambienti sicuri, dove DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) e PXE (Preboot Execution Environment) potrebbero non essere disponibili. 
  • Migliori servizi di migrazione grazie alla possibilità di importare gli host esistenti che operano su ogni versione di Red Hat Satellite 5 o 6 grazie ai nuovi script e funzionalità di automazione. Questo script di bootstrap automatizza il processo di registrazione dei sistemi su Satellite, riducendo i passaggi necessari per aggiungere a Red Hat Satellite sistemi esistenti. 

“Con necessità di business che evolvono in continuazione e un cambiamento tecnologico sempre più veloce, le organizzazioni sono chiamate a gestire in modo efficiente e ancora più sicuro sia le loro infrastrutture tradizionali che quelle cloud-based”, spiega Joe Fitzgerald, vice president Management di Red Hat. “Red Hat Satellite 6.2 le aiuta a raggiungere questi obiettivi con una maggiore scalabilità, il supporto ad ambienti non connessi e la possibilità per gli amministratori di sistema di gestire più facilmente ambienti fisici, virtuali, hybrid cloud e container.” 

Disponibilità 
Red Hat Satellite 6.2 è attualmente disponibile per tutti i clienti di Red Hat Satellite dotati di una valida sottoscrizione.

 

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Snap e Flatpak: analogie e differenze tra i nuovi pacchetti per Linux

 

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Red Hat CloudForms estende la gestione del public cloud con Google Cloud Platform, migliora le funzionalità Microsoft Azure e aggiunge supporto al Software-Defined Networking (SDN)


Red Hat CloudForms estende la gestione del public cloud con Google Cloud Platform, migliora le funzionalità Microsoft Azure e aggiunge supporto al Software-Defined Networking (SDN)

La più recente release della piattaforma di cloud management Red Hat semplifica l’automazione e la fornitura di servizi con l’integrazione Ansible


Milano, 30 giugno 2016 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), il principale fornitore di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat CloudForms 4.1, la più recente versione della nota soluzione aperta di hybrid cloud management. Grazie a Google Cloud Platform, Red Hat CloudForms 4.1 oggi offre maggiori scelta e flessibilità per i clienti che desiderano avvalersi di workload hybrid cloud su Google Cloud Platform, Microsoft Azure o Amazon Web Services. In aggiunta, Red Hat CloudForms 4.1 estende la gamma di funzionalità di management con il software-defined networking (SDN), offrendo un’esperienza di gestione unificata per data center software-defined. Infine, CloudForms 4.1 semplifica l’automazione di processi IT complessi tramite l’integrazione con Ansible Tower, e offre ai clienti un modello di sottoscrizione cloud-friendly più semplice. 

CloudForms è un’avanzata piattaforma di management open source per ambienti fisici, virtuali e cloud che supporta virtual machine e container. CloudForms abilita le organizzazioni IT a offrire servizi componibili tramite un portale self-service, gestendo l’intero ciclo di vita dal provisioning al retirement. Facilita inoltre il risk management definendo avanzate policy di conformità che possono essere applicate in ambienti greenfield o esistenti, e consente agli operatori di ottimizzare i costi tramite capacity planning, reporting e gestione finanziaria. 

“I clienti ci chiedono un modo per portare avanti rapidamente le loro strategie hybrid cloud e fanno presente l’esigenza di un’unica vista di gestione per gli ambienti fisici, virtuali e cloud. CloudForms offre tutto questo e riteniamo che CloudForms 4.1 rappresenti la soluzione hybrid cloud management più completa del mercato”, afferma Joe Fitzgerald, vice president, Management, Red Hat. “CloudForms oggi non solo supporta i public cloud più estesi del mondo, ma si integra con Ansible per semplificare in modo significativo l’automazione”. 

“CloudForms sta guadagnando terreno sul mercato e, oggi che l’SDN è pienamente supportato, la crescita continuerà. Integrando la tecnologia SDN Nuage Networks con il sistema di gestione Red Hat CloudForms, i clienti potranno gestire e automatizzare i workload in ambienti hybrid cloud pur mantenendo policy di rete unificate sull’intera gamma di applicazioni e asset”, aggiunge Sunil Khandekar, Fondatore e Chief Executive Officer, Nuage Networks di Nokia. 

“Il mercato delle soluzioni hybrid cloud management è maturo e in crescita perché un maggior numero di sviluppatori e professionisti I&O lo considerano un modo per soddisfare le esigenze di un crescente portafoglio multi-cloud. Queste soluzioni aiutano gli sviluppatori a realizzare cloud app in modo più rapido e semplice, offrendo al tempo stesso la governance e il controllo necessari per applicare policy di utilizzo e costo”, The Forrester Wave™: Hybrid Cloud Management Solutions, Q1 2016, Dave Bartoletti 

Red Hat CloudForms 4.1 introduce numerose nuove funzionalità tra cui: 

Supporto di Google Cloud Platform
Sviluppata in stretta collaborazione con Google nella comunità open source ManageIQ, i clienti possono utilizzare Red Hat CloudForms per gestire ambienti Google Cloud Platform. Il supporto comprende la gestione completa di virtual machine, l’applicazione delle policy, il chargeback e il lifecycle management. 

Supporto del software-defined networking
A mano a mano che le organizzazioni adottano Red Hat CloudForms per gestire i loro workload nel cloud, la piattaforma di management deve estendersi al di là dell’elaborazione e arrivare a networking e storage. A tal fine, CloudForms 4.1 offre il network management per OpenStack Networking (Neutron), Amazon Web Services, Google Cloud Platform, e Microsoft Azure. Sviluppato in collaborazione con Nuage Networks, le funzionalità SDN di CloudForms abilitano gli utenti a scoprire e gestire elementi di rete visualizzando la loro relazione con altre parti dell’infrastruttura. 

Integrazione con Ansible Tower di Red Hat
L’integrazione con Ansible Tower semplifica per i clienti CloudForms il provisioning di applicazioni e servizi complessi tramite il codice di automazione personalizzato. CloudForms 4.1 può accedere ad Ansible Tower per gestire job di automazione Ansible, abilitando i clienti CloudForms ad utilizzare il noto linguaggio Ansible. Inoltre, questa integrazione semplifica la composizione di servizi complessi combinando il supporto del catalogo di servizi CloudForms nativo con i playbook Ansible. 

Nuove sottoscrizioni cloud-friendly
Nuove sottoscrizioni flessibili sono da oggi disponibili per tutti i clienti Red Hat CloudForms permettendo loro di applicare una sottoscrizione ai server fisici o ai workload cloud. La sottoscrizione può essere usata in entrambi gli ambiti e spostata senza limiti all’interno del periodo di sottoscrizione. I clienti possono utilizzare anche una media di istanze cloud in gestione per determinare il numero di sottoscrizioni CloudForms necessarie per i loro workload public cloud, aiutandoli a evitare acquisiti in fase di picco della domanda, mentre i nuovi report integrati favoriscono la comprensione dell’utilizzo medio e reale nel tempo. 

Altri miglioramenti a Red Hat CloudForms 4.1 includono: 
  • Supporto Microsoft Azure esteso compresa una più ampia gamma di funzionalità tra cui il supporto di cloud image Microsoft Azure, eventi, metriche, provisioning da immagini private, e gestione dell’intero ciclo di vita. CloudForms 4.1 offre inoltre l’agentless introspection di Microsoft SmartState Analysis, introducendo SSA al Cloud che abilita gli ambienti on-premise a inviare rapidamente contenuti a un indice di ricerca; 
  • Modello di charge-back aggiornato che comprende valute e tassi personalizzabili; 
  • Nuove funzionalità per Red Hat OpenShift Container Platform, SmartState Analysis, heatmap che mostrano l’utilizzo operativo, supporto di volumi di dati persistenti e 
  • Una migliore interfaccia self-service, l’aggiunta di un’interfaccia shopping cart e di una console remota. 

Disponibilità
Red Hat CloudForms 4.1 è già disponibile per i clienti dotati di sottoscrizione.

 

 

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Con JBoss EAP 7, Red Hat pone le basi per le applicazioni Hybrid Cloud

Con JBoss EAP 7, Red Hat pone le basi per le applicazioni Hybrid Cloud

La più recente release della piattaforma applicativa Red Hat punta a unire i paradigmi di sviluppo attuali e futuri. 
Red Hat presenta JBoss Core Services Collection, per offrire agli sviluppatori molte delle funzionalità principali spesso implementante all'interno di applicazioni enterprise 

Milano, 27 giugno 2016
– Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, ha annunciato la disponibilità di Red Hat JBoss Enterprise Application Platform 7 (JBoss EAP 7), principale application server open source compatibile con Java EE 7, e ha presentato JBoss Core Services Collection, un set di tecnologie che forniscono ai clienti comuni componenti applicativi di base. Con JBoss EAP 7, Red Hat intende aiutare le aziende a utilizzare al meglio ed estendere gli investimenti applicativi esistenti, mentre iniziano a passare ad architetture e paradigmi di programmazione emergenti, che richiedono una piattaforma leggera, molto modulare e nativa per il cloud.

JBoss EAP 7 combina le API di Java EE 7, ampiamente diffuse, con le più recenti tecnologie a supporto delle practice di sviluppo DevOps, come il noto ambiente di sviluppo integrato (IDE) Red Hat, JBoss Developer Studio – che può essere usato senza costi dai membri delle community JBoss o Red Hat Developer per costruire, testare e implementare applicazioni on-premise o nel cloud – oltre a Jenkins, Arquillian, Maven, ed al supporto di numerosi noti framework Web e JavaScript. La sua leggerezza e la ridotta footprint, rendono JBoss EAP 7 una scelta versatile, adatta alle aziende che intendono costruire applicazioni tradizionali ma anche applicazioni più modulari, sullo stile dei microservizi.

JBoss EAP 7 è stato ottimizzato per ambient cloud e, se implementato con Red Hat OpenShift, offre i vantaggi dei container, load balancing, elastic scaling, monitoraggio dello stato di salute, e la capacità di implementare in un container direttamente dall’IDE, cosa che può migliorare sia la produttività che l’esperienza degli sviluppatori. Inoltre, JBoss EAP con OpenShift contribuisce a un ambiente DevOps più efficiente a livello architetturale, eliminando la necessità di funzionalità sovrapposte. L’efficienza di DevOps può essere ulteriormente migliorata usando componenti middleware aggiuntivi su OpenShift.

Core Services Collection
JBoss Core Services Collection offre building block comuni di base per applicazioni enterprise, come Web single sign-on, HTTP load balancing e proxy, oltre a funzionalità di gestione e monitoraggio di applicazioni e servizi. All’interno della sottoscrizione a Red Hat JBoss Middleware senza costi aggiuntivi, i clienti Red Hat riceveranno pieno supporto online e telefonico, aggiornamenti, patch e fix di sicurezza per ogni versione e componente.

Le tecnologie che attualmente permettono di ricevere pieno supporto in JBoss Core Services Collection comprendono Red Hat JBoss Operation Network, che fornisce un punto centrale di gestione per tutti i prodotti Red Hat JBoss Middleware, Apache HTTP server, connettori per i web server IIS e iPlanet, Apache Commons Jsvc e un server di single sign-on basato sul progetto JBoss Keycloak.

L’ecosistema partner di JBoss EAP 7
Quest’anno, Red Hat è diventata la prima azienda open source a superare i due miliardi di dollari di fatturato, un risultato possibile anche grazie al contributo dell’ecosistema partner di Red Hat, che si compone di independent software vendor (ISV), system integratori (SI) globali e regionali e reseller a valore aggiunto (VAR), oltre a un ampio canale di original equipment manufacturer (OEM), distributori e reseller.

Il lancio di JBoss EAP 7 segna un passo fondamentale per Red Hat, ed estende ulteriormente la sua offerta di prodotti verso i partner, rafforzando il ruolo della piattaforma applicativa come base per applicazioni hybrid cloud e indicando il percorso verso un futuro definito da nuovi approcci applicativi come i container e le architetture a microservizi.

“Le organizzazioni dovrebbero avere la possibilità di scegliere quando e come passare a nuove architetture e paradigmi di programmazione”, spiega Mike Piech, vice president and general manager Middleware di Red Hat. “Questa libertà è l’essenza stessa dell’open source, ed è qualcosa che noi di Red Hat abbracciamo in toto. Con JBoss EAP 7, rispondiamo alle necessità delle aziende e degli sviluppatori, con una vision equilibrata, che intende unire la necessità di creare e mantenere un business oggi con l’aspirazione di innovare l’IT domani.”

“Man mano che le aziende che fanno uso di Java EE sentono la necessità di container, cloud e microservizi, diventa necessario per i vendor offre a loro ed ai loro sviluppatori gli strumenti di cui necessitano per mettere insieme presente e futuro”, aggiunge Stephen O’Grady, principal analyst di RedMonk.


Una solida tradizione
Giugno 2016 segna il decimo anniversario dell’ingresso formale di Red Hat nel mercato dello sviluppo applicativo enterprise, con la sua seconda più grande acquisizione: JBoss. Al centro dell’acquisizione, la tecnologia che sarebbe poi diventata JBoss EAP, che non solo ha contribuito a spingere la crescita di Red Hat al ruolo di leader globale nell’open source, ma ha anche aiutato l’open source a diventare uno standard riconosciuto per l’innovazione in tema di enterprise computing.

Oggi, JBoss EAP continua a essere la pietra angolare dell’impegno di Red Hat verso lo sviluppo di applicazioni enterprise, e rappresenta la base dell’offerta Red Hat di prodotti middleware leggeri, container- e cloud-friendly, usati da organizzazioni importanti come Amadeus, American Product Distributors e TMG Healh, per creare, integrare, implementare e gestire applicazioni business-critical.

Dal suo ingresso nel mercato dello sviluppo applicativo, 10 anni fa, Red Hat è cresciuta fino a offrire oltre 15 prodotti e soluzioni di sviluppo, compresa la sua apprezzata piattaforma applicativa container OpenShift, Red Hat Mobile Application Platform, e il programma Red Hat Developer, che hanno permesso a Red Hat di diventare un’alternativa reale per gli sviluppatori alla ricerca di una piattaforma di sviluppo applicativo open source, leggera e flessibile.

Disponibilità
JBoss EAP è disponibile al download per i membri della community Red Hat Developer. I clienti possono ottenere i più recenti aggiornamenti dal Red Hat Customer Portal.

 

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Red Hat annuncia i risultati finanziari del primo trimestre dell’anno fiscale 2017

Red Hat annuncia i risultati finanziari del primo trimestre dell’anno fiscale 2017

  • Fatturato trimestrale a $568 milioni, +18% rispetto all’anno precedente
  • Fatturato derivante dalle sottoscrizioni a $502 milioni, +18% rispetto all’anno passato
  • Fatturato derivante dalle sottoscrizioni legate a sviluppo applicativo e altre tecnologie emergenti a $98 milioni nel trimestre, in aumento del 39% anno su anno
  • Fatturato differito a fine anno pari a $1,69 miliardi, in aumento del 18% 

Milano, 24 giugno 2016 - Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, ha annunciato i risultati finanziari relativi al primo trimestre dell’anno fiscale 2017, terminato il 31 maggio 2016. 

“Digital transformation e cloud computing stanno modificando il modo in cui la aziende competono in ogni settore. Le imprese che rapidamente adottano tecnologie agili hanno successo in un ambiente che innova. Le nostre tecnologie open source aiutano i clienti a cogliere i benefici di business associati a questi rapidi cambiamenti”, commenta Jim Whitehurst, President e Chief Executive Officer di Red Hat. “La crescente adozione delle nostre tecnologie si riflette nell’aumento di fatturato, compresa la crescita del 18% anno su anno in Q1 trainata in parte da un aumento del 39% delle nostre tecnologie emergenti e di sviluppo applicativo”.

“Il primo trimestre ha inaugurato molto positivamente l’anno”, aggiunge Frank Calderoni, Executive Vice President Operations e Chief Financial Officer di Red Hat. “Il momento particolarmente positivo del nostro business e l’execution dei nostri commerciali sono evidenziati da un numero record di contratti per un valore superiore al miliardo di dollari, in aumento del 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

Fatturato:
Il fatturato totale del trimestre è stato di $568 milioni, in crescita del 18% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (a valuta costante). Il fatturato legato alle sottoscrizioni di $502 milioni, in aumento del 18% rispetto al primo trimestre dello scorso anno (a valuta costante). Il fatturato legato alle sottoscrizioni ha rappresentato l’88% del fatturato complessivo.

Analisi del fatturato derivante dalle sottoscrizioni:
Il fatturato legato all’offerta di infrastruttura è stato di $403 milioni nel corso del trimestre, in aumento del 14% rispetto allo scorso anno (del 13% a valuta costante). Il fatturato derivante dallo sviluppo applicativo e altre tecnologie emergenti è stato di $98 milioni, in aumento del 39% (a valuta costante).

Utile di esercizio:
L’utile d’esercizio GAAP per il primo trimestre è stato di $75 milioni, in crescita del 6% rispetto all’anno passato. Dopo compensazioni azionarie e ammortamenti e costi di transazione relativi a combinazioni di business, l’utile d’esercizio non-GAAP per il trimestre è stato di $124 milioni, in aumento del 9%. Nel trimestre, il margine operativo GAAP è stato del 13,3%, il margine operativo non-GAAP del 21,8%.

Utile netto:
L’utile netto GAAP per il trimestre è stato di $61 milioni, pari a $0,33 per azione, rispetto ai $48 milioni, pari a $0,26 per azione, registrati nel trimestre precedente. L’utile netto e compensato non-GAAP per il trimestre è stato di $92 milioni, pari a $0,50 per azione, dopo compensazioni azionarie e ammortamenti. Questo dato si rapporta a un utile netto compensato non-GAAP di $81 milioni, pari a $0,44 per azione, registrato nello stesso trimestre dell’anno passato.

Flusso e disponibilità di cassa:
Il flusso di cassa operativo ha raggiunto i $232 milioni nel trimestre, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. Tra contanti ed investimenti convertibili l’azienda vantava al 31 maggio 2016 una liquidità di $2,12 miliardi.

Fatturato differito e backlog:

Alla fine del trimestre, il fatturato differito complessivo dell’azienda è stato di $1,69 miliardi, in aumento del 18% rispetto allo scorso anno.

 

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E’ disponibile Fedora 24, con nuove funzionalità cloud e container


E’ disponibile Fedora 24, con nuove funzionalità cloud e container

La release aggiunge OpenShift Origin e modalità developer per Fedora Atomic Host per promuovere lo sviluppo e l’implementazione di applicazioni containerizzate

Milano, 22 giugno 2016 – The Fedora Project, un progetto di collaborazione open source community-driven promosso da Red Hat, ha annunciato la disponibilità generale di Fedora 24, prima release del 2016 per il sistema operativo fully-open Fedora. Come nelle sue versioni precedenti, anche Fedora 24 comprende una serie di pacchetti base che costituiscono il fondamento di tre edizioni distinte: Fedora 24 Cloud, Fedora 24 Server e Fedora 24 Workstation. 

A livello di base, Fedora 24 comprende glibc 2.23 per migliori prestazioni e avanzamenti alla compliance POSIX, e GNU Compiler Collection (GCC) 6. Tutti i pacchetti di base sono stati ridisegnati con GCC 6, offrendo così una migliore ottimizzazione del codice per tutte le edizioni di Fedora 24 e migliorando la stabilità complessiva di ogni componente aggiuntivo. 

Se tutte le precedenti edizioni offrivano funzioni avanzate e correzione di bug, Fedora 24 enfatizza nuovi strumenti e funzionalità per gli sviluppatori che intendono sfruttare al meglio i container Linux e le tecnologie di orchestrazione come Kubernetes. Ciò viene evidenziato attraverso l’inclusione di OpenShift Origin, una distribuzione Kubernetes per lo sviluppo e la distribuzione delle applicazioni e con Fedora 24 Cloud, per contribuire a creare un’esperienza complessiva più lineare per gli utenti di Fedora Cloud, per costruire e lanciare applicazioni container.

Inoltre, Fedora Atomic Host, basato su Fedora 24 e rilasciato su base quindicinale, include una nuova modalità per sviluppatori. Quando viene eseguito, l’host viene scaricato e automaticamente avvia Cockpit insieme a tmux, cosa che rende molto più facile lavorare nella console di sviluppo di Fedora Atomic Host. Questo migliora anche la capacità di catturare le informazioni chiave delle varie sessioni, quali l’indirizzo IP e le password di root.

Oltre alle classiche correzioni di bug e miglioramenti di performance, Fedora 24 offre: 
  • Un sofisticato ruolo di Domain Controller per Fedora 24 Server tramite FreeIPA 4.3, che contribuisce a semplificare installazione di replica, creazione dei segmenti e visualizzazione della topologia. Il footprint complessivo di Fedora Server è stato inoltre ridotto, rimuovendo pacchetti non necessari. 
  • GNOME 3.20 e la technology preview di Wayland evidenziano le aggiunte a Fedora 24 Workstation: il primo offre la più recente iterazione dell’ambiente desktop GNOME 3, il secondo offre una vista d’insieme del protocollo display server di prossima generazione e la futura grafica di Fedora desktop. 

“Fedora 24 continua la spinta di Fedora ad offrire i più recenti e sofisticati strumenti e componenti open source a una vasta gamma di utenti finali, dagli sviluppatori agli amministratori di sistema. Con l’integrazione di OpenShift Origin in Fedora 24 Cloud, gli utenti Fedora dispongono ora di un avanzato strumento aggiuntivo, non solo per costruire, ma anche per implementare e orchestrare molte delle più recenti innovazioni nei container Linux”, ha commentato Matthew Miller, Fedora Project Leader.

 

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E’ disponibile Fedora 24, con nuove funzionalità cloud e container


E’ disponibile Fedora 24, con nuove funzionalità cloud e container

La release aggiunge OpenShift Origin e modalità developer per Fedora Atomic Host per promuovere lo sviluppo e l’implementazione di applicazioni containerizzate

Milano, 22 giugno 2016 – The Fedora Project, un progetto di collaborazione open source community-driven promosso da Red Hat, ha annunciato la disponibilità generale di Fedora 24, prima release del 2016 per il sistema operativo fully-open Fedora. Come nelle sue versioni precedenti, anche Fedora 24 comprende una serie di pacchetti base che costituiscono il fondamento di tre edizioni distinte: Fedora 24 Cloud, Fedora 24 Server e Fedora 24 Workstation. 

A livello di base, Fedora 24 comprende glibc 2.23 per migliori prestazioni e avanzamenti alla compliance POSIX, e GNU Compiler Collection (GCC) 6. Tutti i pacchetti di base sono stati ridisegnati con GCC 6, offrendo così una migliore ottimizzazione del codice per tutte le edizioni di Fedora 24 e migliorando la stabilità complessiva di ogni componente aggiuntivo. 

Se tutte le precedenti edizioni offrivano funzioni avanzate e correzione di bug, Fedora 24 enfatizza nuovi strumenti e funzionalità per gli sviluppatori che intendono sfruttare al meglio i container Linux e le tecnologie di orchestrazione come Kubernetes. Ciò viene evidenziato attraverso l’inclusione di OpenShift Origin, una distribuzione Kubernetes per lo sviluppo e la distribuzione delle applicazioni e con Fedora 24 Cloud, per contribuire a creare un’esperienza complessiva più lineare per gli utenti di Fedora Cloud, per costruire e lanciare applicazioni container.

Inoltre, Fedora Atomic Host, basato su Fedora 24 e rilasciato su base quindicinale, include una nuova modalità per sviluppatori. Quando viene eseguito, l’host viene scaricato e automaticamente avvia Cockpit insieme a tmux, cosa che rende molto più facile lavorare nella console di sviluppo di Fedora Atomic Host. Questo migliora anche la capacità di catturare le informazioni chiave delle varie sessioni, quali l’indirizzo IP e le password di root.

Oltre alle classiche correzioni di bug e miglioramenti di performance, Fedora 24 offre: 
  • Un sofisticato ruolo di Domain Controller per Fedora 24 Server tramite FreeIPA 4.3, che contribuisce a semplificare installazione di replica, creazione dei segmenti e visualizzazione della topologia. Il footprint complessivo di Fedora Server è stato inoltre ridotto, rimuovendo pacchetti non necessari. 
  • GNOME 3.20 e la technology preview di Wayland evidenziano le aggiunte a Fedora 24 Workstation: il primo offre la più recente iterazione dell’ambiente desktop GNOME 3, il secondo offre una vista d’insieme del protocollo display server di prossima generazione e la futura grafica di Fedora desktop. 

“Fedora 24 continua la spinta di Fedora ad offrire i più recenti e sofisticati strumenti e componenti open source a una vasta gamma di utenti finali, dagli sviluppatori agli amministratori di sistema. Con l’integrazione di OpenShift Origin in Fedora 24 Cloud, gli utenti Fedora dispongono ora di un avanzato strumento aggiuntivo, non solo per costruire, ma anche per implementare e orchestrare molte delle più recenti innovazioni nei container Linux”, ha commentato Matthew Miller, Fedora Project Leader.

 

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Red Hat presenta Ansible 2.1, con supporto a network automation, container, Microsoft Windows e Azure




Red Hat presenta Ansible 2.1, con supporto a network automation, container, Microsoft Windows e Azure

La più recente release del framework di automazione IT integra 40 nuovi moduli per team DevOps e IT administrator

Milano, 26 maggio 2016 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità generale di Ansible 2.1, più recente versione del principale framework di automazione IT open source, semplice, potente e agentless. Ansible 2.1 introduce il supporto alla network automation, che estende ulteriormente il ruolo di Ansible come linguaggio comune negli ambienti IT enterprise – dalle basi della rete fino alle implementazioni basate su container.

Ansible consente a sviluppatori e operatori IT di implementare applicazioni ed ambienti in modo più semplice e veloce, mettendoli nelle condizioni di rimuovere le barriere tra i team, automatizzando attività di routine quali configurazione di rete, implementazione nel cloud e creazione di ambienti di sviluppo. La base di codice modulare di Ansible, abbinata alla semplicità di collaborazione ed alla community di contributori GitHub, consente a questa potente piattaforma di automazione di gestire l’infrastruttura attuale, ma anche di adattarsi alle nuove necessità IT ed ai workflow di DevOps.

“Con grande soddisfazione rendiamo disponibile Ansible 2.1, che prosegue nell’evoluzione degli ottimi risultati già ottenuti dalla nostra comunità con la recente versione 2.1”, spiega Tim Cramer, head of Ansible Engineering di Red Hat. “Estendendo le funzionalità di Ansible ad ambienti Microsoft Windows ed Azure, oltre che al networking, offriamo ai nostri utenti la possibilità di espandere ulteriormente le capacità di automazione del loro ambiente, aiutandoli di fatto a rendere le loro attività ibride come la loro IT.”

Ansible 2.1 offre molte nuove funzionalità, tra cui:

Supporto a Microsoft Windows e Microsoft Azure
Ansible 2.1 ora comprende supporto agli ambienti Microsoft Windows, consentendo agli utenti di utilizzare un’unica piattaforma per una completa automazione cross-platform. Le nuove funzionalità comprendono:
  • Maggiore supporto a Microsoft Azure, che estende il supporto di Ansible ad implementazioni hybrid cloud, compresa la possibilità di sfruttare la funzionalità Resource Manager di Azure
  • Nuovi moduli Windows, che consentono la gestione dei file share e del firewall Windows, estendendo ulteriormente l’area di Windows automatizzabile in ambito Ansible
  • Gestione più semplice di macchine aggiunte grazie a NT LAN Manager (NTLM), che permette un’autenticazione più sicura degli utenti di dominio, solamente con username e password – riducendo la necessità di configurare e gestire Kerberos sulla control machine di Ansible.
  • Delegazione Kerberos estesa per scenari multi-hop, che consene un miglior flusso di credenziali per script ed installazioni legacy, che richiedono accesso trasparente ai file share di dominio, a Microsoft SQL Server, ed altro ancora.
  • Reboot semplice con il nuovo comando win_reboot, che aiuta a risolvere la sfida dell’automazione delle installazioni software su piattaforme Windows che richiedono anche un riavvio del sistema come parte del workflow.

Supporto esteso ai container
Ansible 2.1 presenta un nuovo potente modulo, docker-service e una riscrittura dei moduli per Docker già esistenti in Ansible:
  • docker_service: consente agli utenti di Ansible di servirsi di Docker Compose e gestire e scalare applicazioni multi-container. 
  • docker_container: gestisce il ciclo di vita di base dei container. 
  • docker_image: crea, inserisce, estrae ed etichetta le immagini per Docker.
  • docker_login: per gestire l’accesso ai registri di Docker. 
  • docker_image Facts: analizza le immagini alla ricerca di metadati.

Con il nuovo modulo docker-service di Ansible 2.1, gli utenti possono inserire Docker Compose all’interno di più estesi playbook di Ansible per configurare l’infrastruttura di rete, sistema operativo e implementazione che si trova al di fuori di un ambiente di container.

Disponibilità generale e network automation
Ansible 2.1 integra completamente il supporto alla network automation introdotto a febbraio. Estendendo la sua automazione alla rete, Ansible ora permette di gestire l’infrastruttura del network nello stesso modo – semplice, potente e agentless – che già viene utilizzato per sistemi e applicazioni. Questo aiuta i team dedicati alle reti a sfruttare i nuovi paradigmi di implementazione, compresa automazione delle configurazioni, test-driven network deploymemt e compliance continua.

Ansible 2.1 aggiunge oltre 40 nuovi moduli di base che offrono supporto alla network automation su numerose piattaforme di rete, tra cui: Arista EOS; Cisco IOS; Cisco IOS-XR; Cisco NXOS; Cumulus Networks; Juniper Junos e OpenSwitch

Disponibilità
Ansible 2.1 è già disponibile attraverso GitHub, PyPi, e package manager per la maggior parte delle principali distribuziooni Linux. Gli utenti che desiderano maggiori livelli di controllo, conoscenza e delegazione per le loro installazioni Ansible, possono accedere ad Ansible Tower con una sottoscrizione adatta a team che vanno dalle piccole aziende alle grandi organizzazioni IT di tipo enterprise.