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Dopo tanti anni in cui sono andato avanti a forza di upgrade, nel fine settimana mi sono finalmente deciso a cambiare completamente il PC fisso di casa: il nuovo arrivato è un Wellcome Creator V756BP, acquistato dal mio spacciatore hardware di fiducia.
La prima cosa da fare, per un utente Linux come me, è piallare il sistema preinstallato per passare a Ubuntu 8.10 (la cui versione definitiva uscirà a giorni). Avendo una licenza di Windows Vista Business (di cui è possibile anche fare il downgrade a Windows XP Professional), probabilmente la installerò all’interno di una macchina virtuale, ma di questo parlerò in un altro post, un giorno.
Il primo, vero problema di una nuova installazione è la scelta del partizionamento: pensarci bene fin dall’inizio ci risparmia un sacco di problemi futuri, sia in caso di aggiornamenti che di prove che volessimo fare.
Lo schema che uso ormai abitualmente è questo:
Perchè due partizioni di root? questo schema mi permette di provare agevolmente nuove distribuzioni (installandole sulla partizione root inutilizzata) o di gestire i passaggi di versione di Ubuntu senza perdere la versione precedente, che rimane utilizzabile in caso di necessità.
Per fare un esempio, nel momento in cui esce una nuova versione di Ubuntu (o comunque considero la alpha/beta abbastanza stabile) cosa faccio?
Nel momento in cui mi accorgessi che la nuova versione non mi piace, o non è abbastanza stabile, o comunque per qualche motivo volessi tornare a quella vecchia, non dovrei fare altro che ripristinare il backup fatto in precedenza (salvando eventuali nuovi dati creati) e ripartire dalla vecchia partizione di root, che non è stata toccata dalla nuova installazione. Semplice, vero? Con Windows come si fa?