Tags archives: mondo-linux

 

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Marco's Box I/O 50

L’ingresso al Global Seed Vault delle Isole Svalbard [Commons]

  • Un ragazzo americano ha progettato e costruito un modello di braccio meccanico a basso costo, rilasciandone i file sul proprio sito con licenza CC-BY-NC [CheFuturo]
  • Google conserva la cronologia delle ricerche vocali effettuate su Google Now: si possono riascoltare dal proprio profilo Google [AndroidWorld]
  • Il direttore della NSA ovviamente pensa che sia necessario che le compagnie tecnologiche debbano fornire metodi di accesso alle loro informazioni [ArsTechnica]
  • Si sta ipotizzando e studiando come conservare presso il Global Seed Vault delle Isole Svalbard (o luoghi simili) informazioni importanti che verranno codificate biologicamente tramite il DNA, in un modo simile ai fossili (un grammo di DNA riuscirebbe a contenere 455 ExaByte) [Gizmodo]
  • Don’t be Patchman è un videogioco in stile pixel art la cui campagna di crowdfunding è iniziata da su Kickstarter: la particolarità è tra gli obiettivi raggiungibili è la destinazione del 10% dell’incasso della campagna al finanziamento dello sviluppo di alcune funzioni nei programmi open source utilizzati dal team di sviluppo, tra i quali Tiled, GIMP, ZeroBrane Studio, MOAI, Box2D, MATE, UbuntuMATE, ArdourGTK, Audacity, LMMS, GCC, Lua, SDL, ImageMagick, KDenLive, EFF, Linux, Ubuntu. [Kickstarter]
  • Dan Gillmor racconta la sua evoluzione verso l’uso di GNU/Linux [Medium]

 

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La FCC riconosce la neutralità della Rete

Oggi la Federal Communications Commission americana (la commissione responsabile della regolamentazione delle telecomunicazioni) ha stabilito finalmente il principio della net neutrality: l’accesso ad Internet deve essere neutrale e le compagnie non devono intervenire sulla trasmissione dei dati (limitando ad esempio solo una particolare tipologia di traffico o servizio, leggi filesharing o video on demand).

Gli operatori che forniscono connettività ovviamente sono molto arrabbiati della decisione: per la legge non sono più “fornitori di servizi di informazione” (il Titolo I della legge sulle Telecomunicazioni) ma “common carrier”, cioè fornitori di trasporto responsabili per il loro carico. Questa è la motivazione per la quale con le future regolamentazioni e le battaglie legali che ne seguiranno, non sarà più possibile il throttling di una singola fonte di traffico.

Nella prima parte della discussione la commissione ha anche decretato la possibilità per le municipalità di costruire a proprie spese le infrastrutture di rete necessarie a portare connessioni veloci ai propri cittadini anche senza il permesso dello Stato di cui fanno parte (per dire, la municipalità di Chattanooga fornisce una rete gigabit!).

L’accesso ad una rete aperta e libera da vincoli è un principio che accomuna i sostenitori dell’open source e non solo, da oggi negli Stati Uniti è anche un diritto stabilito per legge. Si muoveranno di conseguenza anche in Europa?

Immagine via The Verge

 

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Il Meizu MX4 Ubuntu edition sarà presentato al MWC 2015

Buone notizie per tutti i fan di Ubuntu Phone, il nuovo sistema operativo di casa Canonical per smartphone.

Meizu ha finalmente annunciato sulle sue pagine sociali il suo Meizu MX4 Ubuntu edition, il primo device della casa equipaggiato con Ubuntu Phone ed il secondo ad arrivare dopo il bq Aquaris E4.5 Ubuntu Edition.
Il device verrà ufficialmente presentato al pubblico durante il Mobile World Congress che si terrà a Barcellona dal 2 al 5 Marzo 2015.

 

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Motorola presenta il nuovo Moto E disponibile da marzo a 149 € per la versione 4G LTE

 Scegli di iniziare il tuo viaggio con il nuovo Moto E

Milano, 25 febbraio 2015 – Motorola annuncia oggi l’arrivo del nuovo Moto E: un device che offre le migliori performance di uno smartphone ad un prezzo accessibile. Ci sono milioni di persone che non hanno ancora acquistato uno smartphone, perché non hanno trovato quello giusto oppure perché preferiscono non spendere troppo per intraprendere questo viaggio nel mondo mobile. Il nuovo Moto E fa al caso loro: ha caratteristiche e funzionalità che ad un prezzo contenuto offrono, infatti, maggiori opportunità di utilizzo. Scopriamole insieme.
La tecnologia 4G LTE1, un display qHD da 4,5 pollici, una fotocamera frontale, il più recente software Android™ (Lollipop) e nuove opzioni di personalizzazione oltre ad una serie di software che fino a ieri erano disponibili solo su Moto X: il nuovo Moto E permette di navigare su Internet, ascoltare la musica in streaming, giocare e guardare video in 4G LTE.
Più possibilità, più velocità grazie al processore quad-core
Al cuore di Moto E c’è un potente processore Qualcomm® Snapdragon™ con una CPU da 1.2GHz quad-core e grafica avanzata. Gli utenti potranno passare da un’applicazione all’altra in modo veloce così come ascoltare la musica dal proprio dispositivo e contemporaneamente navigare su Internet, senza perdere un beat.
Mai a terra grazie alla batteria che dura un giorno
Equipaggiato con una batteria da 2390 mAh, il nuovo Moto E è pensato per durare sino ad un’intera giornata2senza doversi preoccupare continuamente di doverlo ricaricare.
Più scatti grazie a due fotocamere
Il nuovo Moto E ha due fotocamere: una posteriore da 5 megapixel e una frontale perfetta per i selfie o per le videochiamate con amici e familiari. Bastano due piccoli movimenti del polso per attivare la funzione Quick Capture. Vuoi fare un selfie? Ancora un movimento di polso e si passa alla fotocamera frontale. Il tutto senza mai toccare lo schermo.
Il più recente sistema operativo Android™ Lollipop
Il nuovo Moto E è equipaggiato con Android™ Lollipop, la versione più recente del sistema operativo più usato al mondo.
E che il divertimento abbia inizio…aggiungi solo un po’ di colore
Si parte dal telefono bianco o nero ma grazie alle cornici in gomma Motorola, si può decidere di personalizzarlo scegliendo tra le 6 colori disponibili come ad esempio il turchese o il lampone, oppure optare per le cover antiscivolo3 per una maggiore protezione da graffi o cadute.
È tutto più semplice con i software Motorola
Il nuovo Moto E presenta alcuni tra i software premium Motorola come ad esempio Moto Display per ricevere notifiche e aggiornamenti senza interruzioni e Moto Migrate per trasferire velocemente contatti, foto e video da un telefono all’altro.
 
Il nuovo Moto E sarà disponibile in Italia a partire dal mese di marzo nei colori bianco e nero a un prezzo di 149 Euro per la versione 4G LTE.
14G LTE non è disponibile in tutti i Paesi. Verificate la copertura paese per paese. 
2La durata della batteria è basata su un calcolo approssimativo che considera periodi di utilizzo e periodi di stand-by. La performance effettiva della batteria dipende da molti fattori come ad esempio la potenza del segnale, le configurazioni di rete, l’età della batteria, la temperatura, le funzionalità attive, le impostazioni del device e i profili d’uso di voce, dati e altre applicazioni.

3le cornici Motorola e cover antiscivolo vengono vendute separatamente.

Maggiori info sul sito http://www.startwithmotoe.com/it/

 

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Sull’Open Source e Linux: è adatto a tutti e a tutto?


L’articolo che andrete a leggere esprime solo ed esclusivamente la mia opinione. Lettore avvisato!

Mi capita sempre più spesso, causa passione per questo mondo, di leggere articoli, richieste sui forum etc etc di persone più o meno disperate con la propria distribuzione GNU/Linux.
Alcuni che hanno problemi di natura hardware dovuti a configurazioni più o meno esotiche, altri per procedure che generano eccezioni dai codici più disparati. In molte di queste discussioni, arriva sempre un personaggio che con spirito di collaborazione (apprezzabilissimo fra le altre cose) emette la sua sentenza: Prova $QUESTA()!

Brividi….

Ragazzi parliamoci chiaro. IO PENSO (e lo scrivo così, per sottolineare la natura puramente soggettiva della riflessione) che ad esempio Archlinux sia una distribuzione fantastica perché in anni di utilizzo mi ha davvero assecondato in ogni mia “elucubrazione” con davvero pochi problemi ma non è la soluzione ad ogni male informatico dell’utente. A dirla tutta (e qui alcuni di voi prenderanno in mano i pomodori per tirarmeli) Linux in generale non è la soluzione per tutti.


Perché?

Faccio un esempio: Fra gli aggiornamenti che Archlinux  una volta mi propose mi capitò di avere dei problemi relativi all’upgrade di un pacchetto di cui ora non mi ricordo il nome. Tralasciando il caso specifico la soluzione era presente all’interno del portale di ArchLinux Italia e ha richiesto pochi passaggi.
Dove voglio arrivare? Che un nuovo utente deve essere formato e prendere coscienza dello strumento che si ritrova fra le mani. Non si può andare a suggerire a chi non riesce ad installare Debian di installare Archlinux perché è tecnicamente impreparato allo strumento , avrà problemi già semplicemente dalla sua installazione (alcuni ne avevano con AIF e mi ricordo ancora le discussioni per la sua eliminazione, se volete dare un ripasso ci pensa Marco’s Box – Il Caso Archlinux), ma non perché una sia tecnicamente più semplice dall’altra o migliore dall’altra ma semplicemente perché hanno target e mission (oltre che filosofia e approccio)diversi, e noi  da una semplice richiesta di aiuto su una distribuzione non sappiamo ne che tipo di utente ci troviamo davanti ne qual è la sua preparazione: insomma SPAM ragazzi!

Deve entrare nella testa delle persone che non esiste il prodotto migliore in senso assoluto, esiste il miglior prodotto per lo scopo che abbiamo in mente.
Perché che ci crediate o no, per alcune persone Windows è effettivamente la soluzione migliore, per altri OSX per tutta una serie di ragione che a priori noi non possiamo conoscere. Ma anziché puntare il dito sul perché gli altri in alcune circostanze possano risultare migliori, fermiamoci un momento a riflettere.


Troppa scelta
Altra cosa impopolare che andrò a dire: Nel mondo Open Source c’è troppa scelta! Troppi progetti, troppa frammentazione di risorse al punto da far diventare paradossalmente la libertà, una limitazione. Ad esempio limiti l’utente infatti se proponi due DE che condividono la stessa base, solo perché tu devi integrare poi due applicazioni tue e inserire un menù diverso ma il tutto senza innovare nulla.
Purtroppo o per fortuna in questo senso non si può far nulla: Ognuno è libero di fare quello che vuole e certamente la libertà non deve mai venire meno…ma “che spreco di risorse”!


Ogni anno sarà l’anno di Linux ma…

Siamo spinti a consigliarlo e a testarlo nelle situazioni più svariate, ma credo che ci sia una questione sulla quale dovremmo riflettere. Più successo porta più visibilità e attenzione, più attenzione porta più supporto da parte dei produttori e programmatori, più supporto dai produttori e programmatori porta ad un prodotto migliore. Siamo quindi portati a suggerire Linux nella stragrande maggioranza dei casi se quest’ultimo è sempre più curato e valido, quindi conviene a tutti che Linux abbia un successo sempre maggiore . Ma è davvero necessario che abbia questo successo tanto sperato da molti o le applicazioni (inteso come casi d’uso) di Linux d’oggi rappresentano già il migliore dei successi?
Può Linux avere successo puntando solo ed esclusivamente sull’Open Source? Siamo sicuri che per alcuni l’adozione di Linux non sia altro che una questione di risparmio economico, una maniera per levarsi dalle scatole i costi delle licenze e nient’altro fregandosene dei sorgenti aperti e balle varie?

Se per assurdo esistesse una sola distribuzione che poggiasse su Kernel GNU/Linux che impedisse (totalmente) l’uso di software proprietario, staremo ancora qua a parlarne, oppure per raggiungere un certo successo e supporto dalle case produttrici convivere con il software proprietario è necessario?

Android sarebbe diventato quello che è oggi se ad esempio Google non ci avesse puntato su e non avesse creato un ecosistema di applicazioni e servizi?

A me GNU/Linux piace, lo amo e lo utilizzo, ma perché ho fatto una scelta consapevole, quella che se decidessi di basarmi su una workstation Linux-based potrei avere qualche piccolo fastidio e dovrei armarmi di pazienza, tempo e preparazione, cedere dal punto di vista della filosofia e della libertà in termini di programmi e driver.
Non sto dicendo che la colpa sia di Linux, non sto dicendo che sia dei produttori di hardware o dei competitors ma che secondo me bisogna prendere coscienza del fatto che Linux non è per tutti e per tutto.

Libertà o pragmatismo? A voi la scelta.


E’ un doppio errore

Già, perché oltre ad avere poi dei problemi noi che lo consigliamo senza una minima analisi dell’utente a cui lo suggeriamo, senza ascoltare le sue necessità (l’uso di programmi come Microsoft OfficeAutoCAD o Photoshop giusto per citarne alcuni non sempre per l’utente possono essere sostituiti dai software Open Source che abbiamo disposizione), che dobbiamo fornire assistenza ai nostri amici, colleghi o eventuali clienti (perché non possiamo dar loro uno strumento e poi fregarcene dei problemi di tutti i giorni) , diamo l’opportunità ad ognuno di questi di definire Linux un prodotto scadente.

E voi come la pensate?

 

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Freebird Games rilascia il DLC gratuito Sigmund Minisode 2 per Windows, Mac e Linux

Freebird Games ha annunciato il rilascio del secondo mini episodio gratuito di Sigmond, un mini gioco che vede come protagonisti il dottor Neil Watts e la dottoressa Eva Rosalene, due dei personaggi di To the Moon, quella che si può tranquillamente definire uno dei migliori giochi indie degli ultimi anni. Se non sapete di cosa sto parlando vi invito a guardare To the Moon – Recensione by Synergo di Quei Due Sul Server.
Il videogioco è pensato per esser giocato tutto di un fiato (l’avventura dura circa 20 minuti) ed è ambientato presso la filiale locale di Sigmund Corp dove Neil ed Eva lavorano.
La bellezza di questo videogames sopratutto nelle splendide musiche d’atmosfera che vi accompagneranno durante tutto il gameplay.
Sidmung Minisode 2 può essere scaricato gratuitamente dal sito internet di Freebird Games all’indirizzo http://freebirdgames.com/2015/02/18/sigmund-minisode-2-released/ ed è disponibile per Windows, Mac e Linux.
Per lanciare la versione per Linux vi basterà decomprimere la cartella con il gioco nella vostra home, posizionarvi tramite il terminale nella cartella appena estratta e lanciare il gioco con ./launch_linux.sh 
In alternativa, se avete acquistato il gioco completo di To the Moon su Steam potete scaricarlo grazie a Steam http://store.steampowered.com/app/339550/

 

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Un altro piccolo tutorial dedicato agli utenti Archlinux che vogliono utilizzare uefi al 100%

Ho già dedicato in passato molti articoli su Archlinux  e le possibilità che offre su sistemi UEFI.

Una delle belle cose che uefi consente di fare è utilizzare fastboot.

Cosa fa fastboot?

Fastboot taglia i tempi di avvio del PC saltando il POST, lasciando poi che l’OS inizializzi le periferiche.

Il caso tipo è quello di un bel pc con ssd, si avvia in una manciata di secondi ma il post ruba tempo, con fastboot questo non succede.

Ma fastboot ha un problema, secondo Asus (il produttore della mia scheda madre..) è una feature Windows 8 only.

Erano mesi che avevo la scimmia sulla schiena e volevo replicare questa funzionalità a tutti i costi.

Ho notato che ubuntu offre in grub la possibilità di accedere ad uefi ma c’è un problema, con fastboot abilitato non potrete utilizzare grub perché la tastiera non sarà ancora pronta.

Cosa serve?

Una installazione Archlinux su uefi (boot con efibootmgr), una vga uefi compatibile ed un po’ di pazienza.

Come fare quindi?

Ho adottato un approccio Windows 8 like, cioè con una icona a prova di chiunque che mi permette di avere il mio amato fastboot senza rinunciare alla possiblità di entrare nel firmware uefi.

Step 1:
installare e configurare, come da wiki, grub  e generare il file di configurazione .

N.B.: questo stravolgerà l’ordine di avvio preimpostato, vediamo dopo come sistemare.

Step 2:
Col vostro editor di testo preferito aprite il file /boot/grub/grub.cfg e inserite alla fine del file questa entry

menuentry ‘System setup’ $menuentry_id_option ‘uefi-firmware’ {
    fwsetup
}

È consigliabile anche rimuovere le voci per Archlinux e Archlinux fallback, così da non incappare nel problema che ha Ubuntu, oltre che settare il time out a 0-

Per i più pigri, ecco il mio file:

https://drive.google.com/file/d/0BzfrO8t3aHoAVjh2OXQ3X1RreUE/view?usp=sharing

Step 3:
Occorre creare uno script che permetta di eseguire “uefibootmgr -n xxxx && reboot”

Le possibilità sono molte per farlo, io che ho sudo senza password ho creato uno script semplicissimo.

Nel mio caso lo script contiene questo:

sudo efibootmgr -n 0004 && sudo reboot 

N.B.: dovrete identificare  le voci del bootorder con efibootmgr trovare quelle specifiche del vostro sistema

Si, ho pasticciato un po troppo con uefi, un giorno cancellerò le entry extra!

Io ho piazzato per comodità lo script in /bin, ma rimane comunque la possibilità di metterlo dove volete.

N.B.: lo script dovrà avere i permessi di esecuzione!

Step 4:
Creare il file .desktop è semplice : con un editor di testo create un file con dentro questo:

[Desktop Entry]
Name=Uefi setup
Comment=Reboot in uefi
Exec=uefisetup
Icon=/usr/share/icons/Adwaita/48×48/actions/system-run.png
Terminal=false
Type=Application
Categories=GNOME,System;

Name[it_IT]=Riavvia in UEFI

salvatelo col nome che preferite e ricordate di far puntare la voce “icon” al file icona che preferite.

Step 5:
Sistemate l’ordine di avvio  in modo che la prima a partire sia la voce  creata con efibootmgr (come indicato nella mia precedente guida) cliccate sul vostro file .desktop  per riavviare dentro il firmware uefi ed andare ad abilitare fastboot!.

Eccolo qua nella mia dash, pronto da cliccare!

ecco un piccolo video dove si vede lo script all’opera

Per chi se la fosse persa, ecco la guida che ho postato tempo fa su uefi:

La guida definitiva di Marco’s Box a UEFI 0 Commenti

Nota finale: a quanto pare siamo ben pochi al mondo a sperimentare su questo fronte, qualsiasi integrazione e/o suggerimenti sono benvenuti.

 

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Free software nelle scuole: il Liceo Colombo di Genova

Qualche tempo fa Marco mi ha segnalato la mappa degli utilizzatori di Libreoffice in Italia, sulla quale gli utenti possono segnalare autonomamente il tipo di utilizzo che ne fanno. L’unico caso segnalato su Genova ha attirato la mia attenzione in quanto a segnalarsi è stata una scuola, il Liceo Classico Cristoforo Colombo.

Già da diversi anni l’infrastruttura informatica era gestita tramite software libero ma, essendo un liceo classico, essa era limitata alla gestione dell’istituto. Con le recenti riforme della scuola (a partire dalla Gelmini), l’introduzione nel curriculum di ore dedicate all’informatica ha reso necessario dotarsi di laboratori ma con l’introduzione del registro elettronico ogni classe è stata cablata fisicamente (la struttura fisica dell’istituto non permetteva la diffusione del wifi) e ha ricevuto un computer sia per l’attività didattica che per la compilazione del famigerato registro.
L’infrastruttura “libera” è composta da 2 server dotati della distribuzione Zenytal 3.0, uno per l’area didattica ed uno per la segreteria, e da un pc per ogni classe e postazione per dipendenti (con dovute eccezioni). La maggioranza dei pc non sono stati acquistati ma sono stati ricevuti con i trasferimenti delle dismissioni dell’Agenzia delle Entrate, pertanto modelli vecchi e poco potenti (non sono dotati di disco fisso ed hanno poca memoria RAM) ma perfettamente adatti allo scopo: il sistema operativo viene caricato dalla rete all’avvio e rimane per la maggior parte in esecuzione sul server (delegando al pc la gestione della grafica e la navigazione su siti internet esosi in termini di banda) pertanto tutti i programmi ed i dati sono gestiti in modo centralizzato; il server da solo riesce pertanto a gestire anche 70 sessioni in contemporanea! L’unico utente amministrativo può aggiornare tutti i pc in un colpo solo e gestire semplicemente tutti gli aspetti da un solo accesso.

Ogni classe ha accesso ad un suo spazio disco su un NAS da qualche Terabyte sul quale conservare le proprie attività (e visibile solo da loro perché assegnato a quell’utente di rete) e usa i software liberi che sono disponibili facilmente tramite le maggiori distribuzioni GNU/Linux: per esempio tutti usano LibreOffice al posto di Microsoft Office.

Rimangono alcune postazioni Windows o con software non-free non dipendenti dalla volontà della scuola:
 - il software per fornire le lezioni dell’ECDL obbliga ad usare Windows anche se si stanno seguendo moduli su Linux
 - il software del plico telematico (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dg-sssi/plico_telematico) usato per la Maturità è solamente disponibile su Windows – la contabilità scolastica analogamente è gestita con un programma per Windows
 - il registro elettronico è acquistato da una software house perchè é compatibile con i formati richiesti dal Ministero dell’Istruzione

Per eliminare alcune di queste problematiche basterebbe un intervento sul fronte ministeriale seguendo il Codice dell’Amministrazione Digitale (ad esempio la disciplina del riuso e la precedenza al software libero, vedi http://www.agid.gov.it/cad/analisi-comparativa-soluzioni): ad esempio, per stampare il tema di maturità dovrebbe essere concesso l’utilizzo di software libero modificando opportunamente i sistemi sviluppati.
I soldi risparmiati in licenze d’uso possono essere facilmente reinvestiti in migliori dotazioni elettroniche, formazione, assistenza e personale.

Se avete altre storie simili e volete farle conoscere non esitate a contattarci!

 

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Marco's Box I/O 49

Il buco nero di Interstellar come apparirebbe in realtà: è stato oggetto di un paper scientifico [IOPScience]

  • Un software di riconoscimento facciale potrebbe aver trovato uno dei pochi ritratti di Anna Bolena rimasti integri [Gizmodo]
  • Nell’ultimo rapporto sui contributori al kernel Linux si è evidenziato come l’80% delle modifiche arrivino da sviluppatori pagati per farlo: per Torvalds non è dovuto alla mancanza di volontari, ma alla loro assunzione da parte delle aziende [NetworkWorld]
  • Il Tesoro americano adesso accetta per il pagamento di alcuni tributi Paypal e Dwolla [TheVerge]
  • In alcuni computer Lenovo è stato trovato Superfish installato di default, sia come programma che come certification authority [TheVerge]
  • Nuovi documenti rilasciati da Snowden mostrano che la NSA ha le chiavi per decrittare la maggior parte delle SIM dei telefoni, grazie all’hacking del principale produttore mondiale [TheIntercept]
  • Un quattordicenne è riuscito a connettersi via wireless ad un computer di bordo di una automobile durante una hackathon con 15 dollari di componentistica elettronica [Jalopnik]
  • Vint Cerf, che lavorò alla creazione di ARPAnet, pensa che gli archeologi del futuro non riusciranno a leggere i file digitali che noi produciamo e suggerisce di pensare a metodi di conservazione che ne tengano conto [Gizmodo]

 

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Red Hat aggiorna l’offerta Enterprise Infrastructure-as-a-Service con Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6

Red Hat aggiorna l’offerta Enterprise Infrastructure-as-a-Service con Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6

Co-ingegnerizzato con Red Hat Enterprise Linux 7 per abilitare infrastrutture open cloud presso aziende e service provider che implementano OpenStack 
Milano, 18 febbraio 2015 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6, dotata di numerosi aggiornamenti volti a servire da base per la realizzazione di cloud OpenStack in aziende con utenti cloud evoluti, società di telecomunicazioni, ISP e cloud hosting provider pubblici.
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform rappresenta la base per un cloud production-ready, integrando l’agile e robusta tecnologia OpenStack di Red Hat con la sicurezza e stabilità di Red Hat Enterprise Linux. La nuova versione della piattaforma fissa nuovi standard per le implementazioni OpenStack, con clienti in produzione in tutte le regioni che abbracciano diversi settori verticali e aziende di differenti dimensioni nella formazione, servizi finanziari, PA, sanità, retail e telecomunicazioni.
Basata sul design innovativo, Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 rafforza la piattaforma cloud production-ready grazie ad avanzamenti nei componenti Linux e OpenStack. Interoperabilità e facilità d’uso continuano a essere all’avanguardia, con aggiornamenti all’intuitivo installatore grafico e strumenti di gestione che assicurano maggiore efficienza e riducono la complessità delle implementazioni cloud.
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 si basa su OpenStack Juno e comprende diverse nuove funzionalità pensate per facilitare l’adozione della tecnologia OpenStack nei data center esistenti, oltre a specifiche feature per abilitare i provider di telecomunicazioni a implementare la Network Function Virtualization (NFV), tra cui:
  • Supporto IPv6 – per reti di provider e tenant, abilitando i clienti ad assegnare indirizzi IPv6 su reti fisiche e router virtuali OpenStack Networking (Neutron) in modalità stateless e stateful. 
  • Alta disponibilità Neutron – offre un’esperienza OpenStack evoluta con agenti Neutron in modalità ‘active-active’ per una configurazione ad elevata disponibilità che migliora la ridondanza del networking, fornendo uptime del servizio e migliorando la stabilità per cloud in produzione su più ampia scala. 
  • Single root I/O virtualization (SR-IOV) networking – supportato da un nuovo driver, abilita gli utenti a eseguire lo switching direttamente sull’hardware, bypassando l’hypervisor e gli switch virtuali. 
  • Supporto per backend e domini Multi-LDAP – tutto all’interno di un nodo di servizio single Identity, facilitando l’installazione e la configurazione della piattaforma, così come le attività quotidiane di lungo periodo. 
  • Supporto per il data processing – sposta il servizio Sahara da tech preview a una funzionalità supportata completamente che permette i carichi di lavoro big data. 
  • Integrazione Ceph – con nuove funzionalità per OpenStack Compute (Nova) e OpenStack Block Storage (Cinder), tra cui i volumi efemerici sostenuti dal dispositivo a blocchi Ceph. In questo modo è possibile avere nodi di elaborazione ‘diskless’ e booting pressoché istantaneo di nuove macchine virtuali. 
  • Nuove funzionalità tech preview – che evidenziano la continua innovazione di Red Hat in ambito OpenStack tra cui bare metal provisioning e implementazione e gestione TripleO. 
“Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 offre funzionalità enterprise-grade, alimentate dal coinvolgimento di centinaia di clienti e partner in tutto il mondo, per abilitare un’infrastruttura cloud aperta”, commenta Radhesh Balakrishnan, general manager OpenStack in Red Hat. “Supportata dal robusto ecosistema di partner, questa release permetterà a una più ampia gamma di aziende e service provider di migrare verso infrastrutture cloud OpenStack”. 
Interoperabilità
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6 rafforza l’impegno di Red Hat per permettere ai clienti di evitare il lock-in e ottenere interoperabilità. Con il supporto integrato per la piattaforma di gestione ibrida Red Hat CloudForms, l’azienda ha recentemente annunciato una nuova API per la gestione di cloud Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform e un processo di certificazione per strumenti di gestione cloud di terze parti, ampliando ulteriormente l’impegno per lo sviluppo di piattaforme aperte e libertà di scelta.
Ecosistema di partner
Il Red Hat OpenStack Cloud Infrastructure Partner Network mira a fornire maggiore versatilità cloud e facilitare l’integrazione con tecnologia data center esistente e plugin di terze parti. Con il rilascio di Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6, l’ecosistema vanta oltre 275 partner certificati OpenStack, con oltre 1000 soluzioni per Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform.
Disponibilità
Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform 6, ingegnerizzata con Red Hat Enterprise Linux 7, è già disponibile.