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Gnome Activity Journal e Zeitgeist comodamente a casa vostra da ppa

Per seguire gli sviluppi di Zeitgeist e Gnome Activity Journal adesso abbiamo a disposizione anche un comodo ppa, niente più Bazaar dunque, ora non ci sono più scuse che reggano per non provarlo almeno per un attimo. Per comodità ecco i tre semplici comandi, per questo bell'aggiornamento ringrazio omg! ubuntu!.

sudo add-apt-repository  ppa:zeitgeist/ppa
sudo apt-get update
sudo apt-get install zeitgeist gnome-activity-journal

Se non siete su karmic dovrete aggiungere il repository nella maniera tradizionale, queste sono le due righe da aggiungere nel file sources.list:

deb http://ppa.launchpad.net/zeitgeist/ppa/ubuntu versionediubuntu main
deb http://ppa.launchpad.net/zeitgeist/ppa/ubuntu versionediubuntu main

Ovviamente "versionediubuntu" lo sostituite con la vostra versione, ma sono cose che non si devono nemmeno dire. Non dimenticate di autenticare il repository, immagino che questa pagina possa servire, e lavatevi bene le mani.

 

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Gnome Activity Journal e Zeitgeist comodamente a casa vostra da ppa

Per seguire gli sviluppi di Zeitgeist e Gnome Activity Journal adesso abbiamo a disposizione anche un comodo ppa, niente più Bazaar dunque, ora non ci sono più scuse che reggano per non provarlo almeno per un attimo. Per comodità ecco i tre semplici...

 

 

 

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Finalmente Gnome Activity Journal è tra noi!

Dopo tanto parlare di Zeitgeist finalmente possiamo metterci le mani anche noi comuni mortali. È stata infatti rilasciata la prima versione di Gnome Activity Journal (lo vedete far bella mostra di sé in questa magnifica foto da me scattata), l'activi...

 

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Finalmente Gnome Activity Journal è tra noi!

Dopo tanto parlare di Zeitgeist finalmente possiamo metterci le mani anche noi comuni mortali. È stata infatti rilasciata la prima versione di Gnome Activity Journal (lo vedete far bella mostra di sé in questa magnifica foto da me scattata), l'activity browser che ci permette di sfogliare il nostro pc in base a quello che facciamo quotidianamente. Prima impressione: figo. Seconda impressione: nella vita di tutti i giorni ne avrò davvero bisogno? Vedremo.

Intanto se anche voi volete provarlo la prima cosa che dovete fare è scaricarlo da qui. Scompattate il contenuto dell'archivio dove vi pare, nella Home va più che bene, vi ritroverete così la cartella gnome-activity-journal-0.3.2. Ora abbiamo detto che questo simpatico aggeggio poggia sul noto Zeitgeist, il servizio che si occupa di farsi i fatti nostri e di far sgamare anche i momenti di intimità davanti al computer. Per averlo avete bisogno di Bazaar, se non lo avete potete installare il pacchetto bzr da Synaptic, altrimenti da terminale potete dare

sudo apt-get install bzr

Dopodiché prendete Zeitgeist:

bzr get lp:zeitgeist

Ora tutto è pronto per dare il via alle danze, se siete rimasti buonini nella vostra Home avrete due cartelline nuove gnome-activity-journal-0.3.2 e zeitgeist. Vi bastano allora altri due semplici comandi:

./zeitgeist/zeitgeist-daemon.py
./gnome-activity-journal-0.3.2/gnome-activity-journal

Ora siete liberi di divertirvi con il vostro nuovo giochino, il tutto senza nemmeno aver sporcato tanto, diciamo anche niente visto che vi basta cancellare le due cartelle e tutto torna come prima. Le istruzioni che ho dato erano semplicemente quelle del file README presente all'interno dell'archivio di gnome-activity-journal, le ho riportato per completezza e per dare una mano ai pigri come me.

 

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Finalmente Gnome Activity Journal è tra noi!

Dopo tanto parlare di Zeitgeist finalmente possiamo metterci le mani anche noi comuni mortali. È stata infatti rilasciata la prima versione di Gnome Activity Journal (lo vedete far bella mostra di sé in questa magnifica foto da me scattata), l'activity browser che ci permette di sfogliare il nostro pc in base a quello che facciamo quotidianamente. Prima impressione: figo. Seconda impressione: nella vita di tutti i giorni ne avrò davvero bisogno? Vedremo.

Intanto se anche voi volete provarlo la prima cosa che dovete fare è scaricarlo da qui. Scompattate il contenuto dell'archivio dove vi pare, nella Home va più che bene, vi ritroverete così la cartella gnome-activity-journal-0.3.2. Ora abbiamo detto che questo simpatico aggeggio poggia sul noto Zeitgeist, il servizio che si occupa di farsi i fatti nostri e di far sgamare anche i momenti di intimità davanti al computer. Per averlo avete bisogno di Bazaar, se non lo avete potete installare il pacchetto bzr da Synaptic, altrimenti da terminale potete dare

sudo apt-get install bzr

Dopodiché prendete Zeitgeist:

bzr get lp:zeitgeist

Ora tutto è pronto per dare il via alle danze, se siete rimasti buonini nella vostra Home avrete due cartelline nuove gnome-activity-journal-0.3.2 e zeitgeist. Vi bastano allora altri due semplici comandi:

./zeitgeist/zeitgeist-daemon.py
./gnome-activity-journal-0.3.2/gnome-activity-journal

Ora siete liberi di divertirvi con il vostro nuovo giochino, il tutto senza nemmeno aver sporcato tanto, diciamo anche niente visto che vi basta cancellare le due cartelle e tutto torna come prima. Le istruzioni che ho dato erano semplicemente quelle del file README presente all'interno dell'archivio di gnome-activity-journal, le ho riportato per completezza e per dare una mano ai pigri come me.

 

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Finalmente Gnome Activity Journal è tra noi!

Dopo tanto parlare di Zeitgeist finalmente possiamo metterci le mani anche noi comuni mortali. È stata infatti rilasciata la prima versione di Gnome Activity Journal (lo vedete far bella mostra di sé in questa magnifica foto da me scattata), l'activi...

 

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Avatar realizzato grazie a Ubuntu

Fonte: http://www.oneopensource.it/20/01/2010/avatar-realizzato-grazie-a-ubuntu/

James Cameron starà sicuramente festeggiando il suo ultimo successo, Avatar, acclamato da tutto il mondo come un nuovo cult-movie. Un film ben fatto, spettacolare e con una trama avvincente. Bene, noi di oneOpenSource suggeriamo di unire il coro degli ubuntiani alle urla dei fan che sono in fila al botteghino. Perché? Semplice, parafrasando uno slogan molto famoso si può dire: “No Ubuntu? No Avatar”. Ebbene si, avete letto bene.

Andiamo però con ordine. Partiamo dalla lontana Nuova Zelanda. È qui che ha sede la Weta Digital una azienda specializzata in effetti speciali e animazione digitale. Nella città di Wellington, dove ha per l’appunto sede la Weta Digital, sono stati creati gli effetti speciali digitali e le animazioni di molti dei film che abbiamo visto uscire in questi ultimi anni. Ecco alcuni titoli: i-Robot, Il Signore degli anelli, Jumper, King Kong, I Fantastici Quattro, Eragon, X-Men. L’ambito primato ha fatto si che la città di Wellington diventasse nota anche come Wellywood.

Facciamo un salto tecnologico. La Weta Digital ha all’interno della propria struttura più di 4000 server HP Blade per un totale di circa 35000 core. La capacità di storage di questo sistema è approssimativamente di circa 2 PetaByte, diciamo pure “1 biliardo di byte”, o anche una capienza equivalente a 1000 Hard Disk da 1 TeraByte. La rete LAN ha una banda da 10gbps.

Ora, torniamo ad Avatar e ad Ubuntu. La Weta Digital utilizza Ubuntu Server come sistema operativo per il proprio sistema di calcolo e rendering. Da qui il sillogismo: “la Weta Digital usa Ubuntu per digitalizzare effetti speciali e animazioni, Avatar è un film curato dalla Weta Digital, dunque Avatar è stato realizzato usando Ubuntu.”

Bella sorpresa, e forse mica tanto. Canonical lo scorso 2009 ha investito molto del proprio lavoro per stringere partnership coi grandi costruttori di server e di sistemi di calcolo, e HP era tra questi. Il passo, dunque è corto, e prima o poi qualche news di questo tipo doveva spuntare fuori.

Roberto Lissandrin


 

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Avatar realizzato grazie a Ubuntu

Fonte: http://www.oneopensource.it/20/01/2010/avatar-realizzato-grazie-a-ubuntu/

James Cameron starà sicuramente festeggiando il suo ultimo successo, Avatar, acclamato da tutto il mondo come un nuovo cult-movie. Un film ben fatto, spettacolare e con una trama avvincente. Bene, noi di oneOpenSource suggeriamo di unire il coro degli ubuntiani alle urla dei fan che sono in fila al botteghino. Perché? Semplice, parafrasando uno slogan molto famoso si può dire: “No Ubuntu? No Avatar”. Ebbene si, avete letto bene.

Andiamo però con ordine. Partiamo dalla lontana Nuova Zelanda. È qui che ha sede la Weta Digital una azienda specializzata in effetti speciali e animazione digitale. Nella città di Wellington, dove ha per l’appunto sede la Weta Digital, sono stati creati gli effetti speciali digitali e le animazioni di molti dei film che abbiamo visto uscire in questi ultimi anni. Ecco alcuni titoli: i-Robot, Il Signore degli anelli, Jumper, King Kong, I Fantastici Quattro, Eragon, X-Men. L’ambito primato ha fatto si che la città di Wellington diventasse nota anche come Wellywood.

Facciamo un salto tecnologico. La Weta Digital ha all’interno della propria struttura più di 4000 server HP Blade per un totale di circa 35000 core. La capacità di storage di questo sistema è approssimativamente di circa 2 PetaByte, diciamo pure “1 biliardo di byte”, o anche una capienza equivalente a 1000 Hard Disk da 1 TeraByte. La rete LAN ha una banda da 10gbps.

Ora, torniamo ad Avatar e ad Ubuntu. La Weta Digital utilizza Ubuntu Server come sistema operativo per il proprio sistema di calcolo e rendering. Da qui il sillogismo: “la Weta Digital usa Ubuntu per digitalizzare effetti speciali e animazioni, Avatar è un film curato dalla Weta Digital, dunque Avatar è stato realizzato usando Ubuntu.”

Bella sorpresa, e forse mica tanto. Canonical lo scorso 2009 ha investito molto del proprio lavoro per stringere partnership coi grandi costruttori di server e di sistemi di calcolo, e HP era tra questi. Il passo, dunque è corto, e prima o poi qualche news di questo tipo doveva spuntare fuori.

Roberto Lissandrin